CANNETO SULL’OGLIO – Un lungo e spontaneo applauso ha accompagnato oggi pomeriggio l’uscita del feretro di Nadia Santini dalla chiesa di Sant’Antonio Abate, prima dell’ultimo viaggio verso il cimitero. La duecentesca parrocchiale non ha potuto contenere le tantissime persone – molte delle quali rimaste rispettosamente sul sagrato – che sono giunte per salutare colei che per tanti non è stata soltanto la formidabile chef del ristorante Dal Pescatore della vicina frazione di Runate, la prima italiana insignita delle tre stelle Michelin, ma anche una persona semplice e devota, membro attivo della propria comunità, come ha ricordato nell’omelia il parroco don Alfredo Martino Rocca.
Partendo dalle letture e, in particolare, dal Libro della Sapienza, don Rocca ha ricordato che “le anime dei giusti, coloro che hanno cercato il bene e di fare del bene, sono nelle mani di Dio e nessun tormento le toccherà. E poi le parole di Gesù nel Vangelo di Luca, parole che ci invitano alla vicinanza: state pronti, come lampade accese: il Signore arriverà, ma voi sarete beati se vi troverà svegli. Non devono inquietare queste parole: Gesù vuole invitarci a non perdere tempo, a non sciupare le occasioni di bene che abbiamo. Così oggi salutiamo Nadia: lei certamente non ha perso tempo. Ha messo a frutto i talenti che Dio le ha donato. Ha saputo essere vigile, preparandosi a questo incontro con il Signore. Dopo le tribolazioni di questo ultimo periodo si è addormentata nella pace di Cristo. E credo che sia bello aggiungere che si è addormentata nell’abbraccio di Maria, la Madonna del fiume raffigurata nella cappella che proprio lei ha voluto porre lungo la strada delle Runate, vicino alla sua casa“.
Don Alfredo Martino Rocca ha poi evidenziato “il bene che Nadia ha compiuto e donato, il suo sorriso, la sua squisita disponibilità e accoglienza, i tratti delicati del suo modo di fare, delicati e determinati allo stesso tempo, la sua dedizione al lavoro e alla famiglia. Gli altissimi livelli raggiunti con decisione in ambito professionale non le hanno impedito di mantenere la dolcezza e la semplicità. Vorrei mettere in evidenza anche la sua fede, il suo desiderio a non mancare all’eucarestia della domenica e ricevere la Santa Comunione e la sua richiesta, qualche tempo fa, di ricevere il sacramento dell’unzione degli infermi. Il tempo per il Signore, se si vuole, lo si trova, mi aveva detto. Credo che stiamo per arrivare al traguardo, vorrei essere pronta, mi aveva confidato”.
Alla fine della cerimonia si è aggiunto anche il ricordo del cappellano del Poliambulanza, don Gianluca Mangeri, che ha rievocato l’esperienza di Nadia Santini come degente del nosocomio bresciano: “nessuno dei ricoverati sapeva chi fosse, perché lei per prima non voleva farlo sapere. Per tutti era semplicemente Nadia, e il suo carattere e il suo modo di fare semplice e accogliente ne avevano fatto un punto di riferimento per le compagne di stanza e le persone ricoverate nel reparto insieme a lei”. Alla cerimonia, oltre ai famigliari – in testa il marito Antonio e i figli Giovanni e Alberto -, ai compaesani e alle autorità (in prima fila il sindaco Nicolò Ficicchia, che per la giornata odierna aveva proclamato il lutto cittadino), hanno preso parte tanti colleghi della Santini: tra gli altri lo chef Davide Oldani, a sua volta stellato e ambasciatore della cucina italiana nel mondo, lo chef veronese Giancarlo Perbellini, lo chef padovano Massimiliano Alajmo, e ancora lo chef stellato veronese Matteo Rizzo, ma anche diversi produttori vinicoli le cui bottiglie, negli anni, sono entrate a fare parte della prestigiosa cantina del ristorante di Runate.















