Viaggiare da soli forse spaventa un po’: l’idea di ritrovarsi a cena senza compagnia o di camminare per ore in una città sconosciuta senza qualcuno con cui commentare quello che si vede. Ma chi lo ha fatto almeno una volta sa che la noia, quella vera, arriva molto più spesso sul divano di casa che al tramonto in una piazza che non si conosce.
Il viaggio in solitaria non è una rinuncia. È, invece, una scelta precisa, quella di mettere se stessi al centro dell’esperienza, senza compromessi. E per chi teme i tempi morti, esistono strategie semplici per riempire ogni giornata di scoperte, incontri e piccoli piaceri inaspettati.
Lasciarsi sorprendere dalla città, con curiosità e senza fretta
Il primo errore che si commette viaggiando da soli è riempire la giornata di cose da fare: musei dalle nove alle dodici, pranzo veloce, altro museo, chiesa, monumento, cena. Una corsa continua che trasforma il viaggio in una lista. Chi viaggia in solitaria, invece, ha un privilegio raro: la libertà di perdersi.
Ogni città presenta angoli che nelle guide non sono raccontati. Può essere una libreria minuscola con il proprietario che consiglia romanzi come fossero ricette oppure può essere un mercato rionale dove il profumo del pane appena sfornato vale più di qualsiasi altra attrazione.
A Torino, per esempio, città molto elegante, si possono vivere esperienze raffinate e all’insegna dell’esclusività, come dimostrano anche gli annunci di escort Torino sul sito di SexyGuidaItalia, ma ci si può perdere anche tra locali storici, portici che non finiscono mai e una scena gastronomica che merita da sola il viaggio.
Fare nuove amicizie
Chi viaggia in compagnia tende a restare chiuso nella propria bolla. Si chiacchiera tra amici, si commentano le cose tra sé e il mondo fuori rimane uno sfondo. Da soli, invece, la conversazione con gli sconosciuti diventa naturale.
Un consiglio che può sembrare banale, ma funziona: passare un po’ di tempo al bancone del bar o di un pub. Il bancone è il luogo in cui le persone si ritrovano e basta un commento sul piatto del giorno o una domanda su cosa valga la pena visitare per aprire un dialogo.
Alcuni di questi scambi dureranno cinque minuti. Altri si trasformeranno in momenti passati a ridere con qualcuno che, fino a un’ora prima, non si conosceva. E se una sera non si ha voglia di parlare con nessuno, va benissimo lo stesso. La solitudine scelta non è mai triste.
Tenere un diario, anche breve
Anche se sembra un consiglio da film romantico, la realtà è più semplice. Annotare qualcosa, anche solo tre righe a fine giornata, cambia il modo in cui si vive il viaggio. Bastano il nome del posto dove si è mangiato bene, una frase sentita per strada, il colore del cielo a una certa ora.
Questi dettagli, che sembrano di poco conto mentre li si vive, diventano preziosi a distanza di mesi, quando si rilegge tutto e si scopre di aver dimenticato la metà delle cose belle che sono successe.
Per chi preferisce il digitale, le note del telefono funzionano altrettanto bene. L’importante è fermarsi un momento, ogni giorno, e fissare qualcosa. È un modo per dire a se stessi: oggi ho vissuto davvero un’esperienza.
Fare almeno una cosa che a casa non si farebbe mai
Questo è forse il consiglio più importante. In viaggio, lontani dalle abitudini e dagli occhi di chi si conosce, si apre uno spazio di libertà che nelle abitudini quotidiane non esiste. E quel vuoto va riempito con qualcosa di nuovo.
Può essere un corso di ceramica in un laboratorio artigiano, una cena in un ristorante dove il menu è scritto in una lingua incomprensibile e si ordina praticamente a caso. Oppure svegliarsi all’alba per vedere il sole che sale su una città ancora addormentata, cosa che a casa, con la sveglia delle sette e un caffè di corsa, non verrebbe mai in mente di fare.
Il bello del viaggio in solitaria è proprio questo: nessuno giudica, nessuno dice di lasciar stare. Si è liberi di essere una versione diversa di sé, anche solo per un giorno.
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