Rinaudo sul mercato: “Mantova, rivoluzione ponderata: dobbiamo salvarci. Ora parlerà il campo”

Il ds del Mantova Leandro Rinaudo

MANTOVA – Un mercato di gennaio che ha cambiato radicalmente la rosa del Mantova. A “lavoro finito” Leandro Rinaudo, ds dell’Acm, traccia un bilancio dettagliato delle operazioni che hanno ridisegnato l’organico biancorosso, spiegando criteri, difficoltà e obiettivi di una sessione che ha portato a ben 24 movimenti complessivi. Un lavoro imponente, nato dall’esigenza di cambiare inerzia a una stagione complicata, con un solo traguardo ben chiaro: la salvezza.

Il primo passaggio è dedicato alla società e al presidente Filippo Piccoli. «Lo ringrazio per la fiducia e per la vicinanza, sia sul piano umano che professionale. È una persona che mi ha messo nelle condizioni di lavorare. Tiene moltissimo al Mantova. Piccoli è una garanzia di presente e di futuro: oggi il Mantova ha basi solide e una proprietà che vuole raggiungere obiettivi concreti e migliorare il club».

Entrando nel merito del mercato, il diesse non ha dubbi: «Il bilancio è positivo. Tante cose dovevano essere cambiate e lo abbiamo fatto seguendo ogni operazione con grande attenzione. Non c’è stata improvvisazione, ma condivisione con mister Modesto e con i ragazzi dello scouting. Ogni scelta è stata ragionata per ridurre al minimo il rischio di errore. Poi, come sempre, sarà il tempo a dire se abbiamo fatto bene o meno».

Il cambio di guida tecnica e di sistema di gioco ha inciso profondamente sulle strategie. «Il gioco di Modesto è fatto di duelli, verticalità, fisicità, distanze e spazi larghi. Abbiamo cercato queste qualità nei nuovi innesti, anche in termini di centimetri e struttura. L’obiettivo era dare al mister i giocatori giusti per il suo tipo di calcio».

La prima linea guida è stata chiara: motivazione e senso di appartenenza. «Abbiamo deciso di portare a Mantova giocatori che fossero orgogliosi di indossare questa maglia e di giocare davanti a questi tifosi».

Il risultato è stato un mercato numericamente molto importante: 13 ingressi e 11 uscite (se consideriamo anche l’uscita del giovane Stambolliu verso la Castellana), per un totale di 24 operazioni. Due portieri, quattro difensori, cinque centrocampisti e due attaccanti. Otto arrivi dall’Italia e cinque dall’estero, questi ultimi tutti provenienti da campionati di massima serie. «La squadra è stata rivoluzionata, ma in modo ragionato. Con il cambio di modulo era inevitabile intervenire, anche se c’era poco tempo. Parlare ora è facile: oggi sono soddisfatto, ma lo sarò davvero solo il 9 maggio, se ci salveremo».

Nel dettaglio dei nuovi innesti, il diesse parte dalla porta: «È arrivato Bardi, un portiere che tutti conoscono bene, e un altro giovane come Vukovic, con una struttura importante».

In difesa l’obiettivo era aumentare fisicità e capacità di duello. «Dembélé porta esperienza in Serie A ed è un profilo duttile, utilizzabile sia da braccetto che da quinto. Junior Ligue rappresenta un’operazione di spessore: al Venezia è costato 2,5 milioni. È un innesto importante, come Dembélé, entrambi possono fare sia l’esterno che il braccetto».

Una parola particolare per Konsta, il cui esordio contro il Venezia non è stato felice: “Io credo in lui, è un giocatore di valore, penalizzato dal dover entrare in condizioni di emergenza. Discorso simile per Bianay, fermato purtroppo da un infortunio a pochi minuti dall’entrata sempre nel match con i lagunari: «È un giocatore di impatto e di corsa, ma sarà fuori per un po’. Lo aspettiamo, darà anche lui un contributo».

«A centrocampo è arrivato Zuccon, ragazzo che conosco bene: ha le caratteristiche giuste dal punto di vista fisico, è duttile e intelligente. Può solo crescere. Poi c’è Kouda, arrivato dal Parma: i ducali su di lui hanno investito circa 4 milioni, è un giocatore impattante per la Serie B e con prospettiva. Benaissa è un nome che seguito per anni all’estero, mentre Tiago Gonçalves aggiunge qualità tecnica sulla fascia mancina: ha avuto più continuità degli altri ma gli serve tempo per ambientarsi».

«Sulla trequarti è arrivato Buso, giocatore che conoscete bene per le esperienze a Lecco e Catanzaro». In attacco, grande fiducia in Muci: «Dal punto di vista del carattere e dell’attitudine è eccezionale. Ha forza e voglia. Non è stato semplice prenderlo dal Grasshoppers, prima di prestarlo gli svizzeri gli hanno voluto rinnovare il contratto».

Sul tema della lingua e dell’inserimento degli stranieri, Rinaudo non vede criticità:
«I ragazzi che parlano poco italiano sono tre: Ligue, Benaissa e Konsta. Oggi il calcio va visto in modo internazionale, senza guardare solo all’Italia. Sono sicuro che non ci saranno problemi».

Ampio spazio anche alla questione dei prestiti, scelta obbligata per equilibrio economico:
«Il calcio è un’azienda. Oltre alle scelte tecniche bisogna guardare al benessere del club. Avrei voluto comprare qualche giocatore, ma prima dobbiamo essere certi di salvarci. Il presidente è equilibrato, ha fatto sacrifici ma non follie. Quasi tutti i prestiti hanno un’opzione, non solo per l’obiettivo immediato ma anche per costruire». Non è stato semplice convincere i giocatori a sposare il progetto, vista la classifica: «Alcuni nomi, come quello di Vlahovic sono sfumati sia perché la società non voleva cederlo, sia per i costi elevati. Fila invece ha deciso di andare ad Empoli. Mentre invece, quando si è presentata l’opportunità Muci, che seguivamo da circa venti giorni, abbiamo deciso di affondare il colpo».

Rinaudo affronta anche le critiche per il numero elevato di operazioni: «L’uomo della strada esiste ovunque: se non compri non va bene, se compri troppo non va bene lo stesso. Solo il campo dirà se ho sbagliato o se ho fatto bene. Il rischio aumenta quando fai tante operazioni, ma qualcosa andava cambiato. Noi vogliamo rendere la gente felice e salvare il Mantova: quindi mi prendo le responsabilità».

Sui giocatori dati per partenti, ma rimasti in rosa, come Falletti e Bonfanti, il ds è chiaro:
«Fanno parte del gruppo. L’allenatore fa le sue scelte. Siamo pronti ad accogliere tutti, dipende da quanto lavorano e da quanto ci credono».

Il diesse ha voluto chiarire anche alcuni aspetti sulle cessioni di Fiori, Artioli (recentemente operato di appendicite) e Mantovani, fuori a lungo per infortunio nella prima parte di stagione. «Fiori ha segnato subito? Meno male: il gol suo con l’Entella è stato importante per la nostra corsa salvezza. Speriamo che segni ancora contro le dirette concorrenti: è ancora un giocatore del Mantova. Mantovani è un ragazzo di grande valore e mi dispiace non averlo avuto a disposizione. Però voleva tornare con Longo a Bari, con cui ha una lunga storia di collaborazione: non volevo tenerlo scontento. Artioli ha fatto abbastanza bene, ma le sue caratteristiche erano diverse da quelle richieste dal mister. In generale non ho voluto trattenere giocatori scontenti. Qualcuno dei tanti giocatori ceduti quando se n’è andato ha ringraziato soprattutto Botturi e Possanzini? Ci può stare, io al posto loro però avrei ringraziato in primis il presidente Piccoli».

Un dato incoraggiante emerge dal percorso recente. Nella gestione Rinaudo il Mantova ha raccolto 15 punti e nella classifica di questo lasso di tempo i biancorossi sarebbero noni: «Significa che qualcosa di buono è stato fatto, ma ovviamente conta poco. L’obiettivo è essere salvi il 9 maggio».

Infine lo sguardo al campo, al lavoro settimanale e alla sfida con il Bari: «Mi piace l’intensità e l’atteggiamento che vedo in allenamento. Sono contento del lavoro di Modesto, rifarei la scelta di ingaggiarlo, perché ho visto l’attitudine giusta per risalire. Contro il Bari sarà una partita dura: sono una piazza importante, hanno cambiato molto e hanno valori. Serviranno umiltà e unità».

E un ultimo messaggio ai tifosi: «Mantova è una città piccola ma con un calore enorme. La curva e lo stadio si sentono in campo: sono un’arma in più. Chiedo di continuare a sostenerci».