SAN GIOVANNI DEL DOSSO – Sono ancora 99 gli interventi da completare nell’ambito della ricostruzione post terremoto del 2012 nel Mantovano. A fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori è stata questa mattina Alessandra Cappellari, consigliera regionale delegata alla ricostruzione dalla Struttura commissariale di Regione Lombardia, intervenuta alla cerimonia commemorativa organizzata a San Giovanni del Dosso in occasione del quattordicesimo anniversario delle scosse che misero in ginocchio l’Oltrepò mantovano e causarono danni ingenti anche ai monumenti del capoluogo.
L’appuntamento si è svolto presso il memoriale del terremoto realizzato con i mattoni recuperati da Corte Savazzina, la casa più antica del paese, sul quale campeggia la scritta simbolica “Nulla dovrà rimanere maceria”. Attorno al monumento si sono ritrovati i sindaci dei Comuni del cosiddetto “cratere”, l’area maggiormente colpita dal sisma.
Cappellari ha spiegato che dei 99 interventi ancora aperti, sette riguardano pratiche di privati. Restano inoltre da completare alcuni interventi di carattere culturale, anch’essi riconducibili a soggetti privati, come ad esempio la chiese. La commemorazione arriva tra l’altro all’indomani di una notizia importante per il futuro della ricostruzione: proprio ieri Cappellari aveva infatti annunciato la firma dell’ordinanza che consentirà di proseguire regolarmente con le attività e con la nuova fase operativa della ricostruzione. Il provvedimento è stato reso possibile dopo il via libera tecnico del Ministero dell’Economia alla bozza di ordinanza e il successivo passaggio conclusivo della Protezione Civile nazionale, garantendo così continuità agli interventi ancora aperti.
La cerimonia è stata anche l’occasione per ricordare quei giorni che cambiarono profondamente il volto dell’Oltrepò mantovano. Erano le 4.03 del 20 maggio 2012 quando una violenta scossa di magnitudo 5.9 colpì l’Emilia e parte della Lombardia, provocando danni ingenti anche nel Mantovano. Case, edifici pubblici, aziende e luoghi di culto subirono lesioni gravissime. Le immagini delle facciate delle chiese crollate divennero uno dei simboli più drammatici di quella tragedia. Dopo una settimana di sciame sismico, il territorio venne nuovamente colpito il 29 maggio da una serie di forti scosse: la prima alle 9 con magnitudo 5.8, seguita da altre due alle 12.56 e alle 13.01. Fu il colpo definitivo per molti edifici già compromessi. A Mantova il simbolo di quella seconda ondata di terremoti fu il crollo del lanternino della Basilica di Santa Barbara, immagine che segnò profondamente la memoria collettiva della città. Il sisma interessò un’area di 461 chilometri quadrati e provocò danni in oltre quaranta Comuni della provincia. A subire le conseguenze più pesanti furono i quattordici Comuni dell’Oltrepò che sarebbero poi diventati noti appunto come i “Comuni del cratere”: Moglia, Quistello, San Giacomo delle Segnate, Pegognaga, Poggio Rusco, San Benedetto Po, Gonzaga, Magnacavallo, San Giovanni del Dosso, Schivenoglia, Felonica, Sermide, Motteggiana e Quingentole.
L’emergenza costrinse 1.300 famiglie a lasciare le proprie abitazioni e a trovare accoglienza nei 21 campi allestiti da Protezione Civile, Croce Rossa, Comuni e associazioni. Particolarmente pesante fu il bilancio per il patrimonio religioso: 129 chiese danneggiate su 302 presenti nel territorio provinciale, oltre 80 delle quali dichiarate inagibili, oltre a numerosi campanili, canoniche e altri edifici ecclesiastici. “È importante esserci raccolti oggi insieme, anche con i nostri Carabinieri e la Protezione Civile, nel ricordo di quei giorni drammatici, segnati dalla paura ma anche da una straordinaria solidarietà”, ha sottolineato il sindaco di Schivenoglia, Paolo Oppini. Sulla stessa linea anche il sindaco di Pegognaga, Matteo Zilocchi. “Da allora tanto è stato fatto grazie a un impegno corale, dalle amministrazioni comunali a tutti gli altri livelli istituzionali, senza dimenticare tecnici e volontari, per la ricostruzione pubblica e privata. Da quella terribile esperienza il territorio dell’Oltrepò mantovano è uscito più forte e coeso, affrontando anche sfide importanti come la strategia delle Aree Interne e altre progettualità che hanno trovato nella dimensione sovracomunale un valore aggiunto. Credo che il lavoro di squadra sia uno dei principi fondamentali della buona amministrazione: uniti si può”.

















