Allarme Cisl: il 72,7% dei giovani non copre i bisogni con lo stipendio

MANTOVA – Oltre settanta delegate e delegati della Cisl Asse del Po si sono riuniti questa mattina al Centro sociale Alessio Artoni di Lunetta per un incontro promosso insieme alla Fondazione Giulio Pastore, all’insegna del tema “Conoscere il passato per generare il futuro”. L’appuntamento ha rappresentato un momento di confronto tra memoria e prospettiva, con un approfondimento sulle origini della Cisl, fondata nell’aprile del 1950 da Giulio Pastore, grazie alla relazione del professor Aldo Carera. Al centro del dibattito anche la necessità di rinnovare il sindacato alla luce dei profondi cambiamenti che hanno interessato il mondo del lavoro.

Ad aprire i lavori è stato il segretario generale della Cisl Asse del Po Ivan Zaffanelli, mentre le conclusioni sono state affidate al segretario generale della Cisl Lombardia Fabio Nava. La moderazione è stata curata dal formatore Maurizio Locatelli. Ampio spazio è stato dedicato al tema della rigenerazione sindacale e ai risultati della ricerca “Giovani e lavoro”, promossa dalla Cisl Lombardia su un campione di oltre 3.500 iscritti. A illustrarne i dati e a proporre alcune riflessioni sono state le sindacaliste Dania Bonardi, Rosa Indellicati e Diana Calin, in rappresentanza dei coordinamenti giovani e delle politiche di genere della Cisl Asse del Po.

Il quadro emerso dalla ricerca evidenzia diverse criticità. Il reddito medio si attesta a 1.576 euro mensili, con un divario di genere pari al 17,9% a sfavore delle donne. Più della metà degli intervistati, il 51,6%, non riesce a risparmiare nemmeno il 10% dello stipendio, mentre il 72,7% afferma che la retribuzione non è sufficiente a coprire i bisogni essenziali. Quasi uno su due dichiara esperienze di lavoro nero e il 41,6% segnala straordinari non retribuiti. L’ingresso nel mercato del lavoro avviene prevalentemente attraverso contratti a tempo determinato (33,8%).

Accanto alle difficoltà economiche, emerge un cambiamento nelle priorità: il lavoro resta centrale, ma assume un significato più ampio. L’82% degli intervistati indica lo stipendio come elemento fondamentale, ma il 72% attribuisce crescente importanza all’equilibrio tra vita professionale e privata, insieme alla qualità dell’ambiente lavorativo e alle possibilità di crescita. Dal confronto emergono anche le richieste rivolte al sindacato: maggiore attenzione ai salari e al rinnovo dei contratti, interventi sull’organizzazione del lavoro – in particolare su orari, flessibilità e conciliazione – e lo sviluppo di un welfare più vicino ai bisogni delle persone, in grado di sostenere percorsi di autonomia e genitorialità.

Soprattutto, i giovani chiedono un ruolo più attivo. Non un sindacato solo rappresentativo, ma una realtà capace di coinvolgerli direttamente. Il 95,6% degli intervistati individua infatti nella partecipazione alla vita delle imprese, anche alla luce della recente legge promossa dalla Cisl, uno strumento decisivo per migliorare le condizioni di lavoro e affrontare le trasformazioni in atto.