Allarme dal Poma, il primario Franchini: “finite le sacche di plasma per curare i malati Covid”

Covid, al Poma per i malati servono 10 sacche di plasma al giorno. Mamme e persone trasfuse non possono donare

MANTOVA – A Mantova non ci sono più sacche di plasma iperimmune per curare i malati Covid.
L’allarme arriva dal primario del Servizio Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’ospedale Carlo Poma Massimo Franchini.Le sacche sono finite, quelle che avevamo sono state usate per curare i malati. C’è una richiesta da tutta Italia di plasma iperimmune che ormai scarseggia ovunque, a Pavia come a Padova e negli altri maggiori centri che lo hanno raccolto” spiega il primario seriamente preoccupato per la situazione venutasi a creare.
Sono giornate senza sosta quelle di Franchini, si cerca in continuazione di raccogliere nuove sacche ma quelle validate vengono subito utilizzate perchè la richiesta è alta.
Il suo è un messaggio forte dunque affinchè chi è guarito dal Covid vada a donare. Ma come mai con tanti positivi nelle ultime settimane, molti dei quali si saranno a quest’ora negativizzati, non ci sono sacche?
“Perchè molti sono stati asintomatici o con sintomi lievi e in questo caso in genere non hanno sufficienti anticorpi neutralizzanti per un uso del loro plasma. Gli anticorpi che hanno sviluppato funzionano su di loro ma non servono in caso di donazione. Solo nelle ultimissime settimane siamo tornati ad avere numerosi casi di malati gravi e sono questi che, una volta guariti, avranno probabilmente quegli anticorpi terapeutici che servono per la raccolta, ma dobbiamo attendere quindi ancora qualche settimana” spiega Franchini.
Nel frattempo dunque l‘appello è che coloro che sono stati malati Covid vadano a donare per vedere se dispongono di quei titoli anticorpali utili per il plasma.
Sulla disponibilità di plasma ci sono stati però dei messaggi contradditori perchè già alcune settimane fa dal Poma si lanciava l’emergenza plasma mentre l’assessore regionale Gallera, solo il 3 novembre scorso, ha dichiarato nel rispondere a un’interrogazione del Consigliere Fiasconaro “che attualmente sono disponibili 2.200 unità per uso clinico, di cui: 870 conservate negli ospedali di Mantova e Pavia e 800 stoccate, per uso farmaceutico, ma disponibili in caso di necessità per essere dirottate per uso clinico”.
Come sono possibili simili balletti dei numeri? Dall’ospedale Carlo Poma spiegano che le cifre dichiarate da Gallera, su dati del Centro regionale raccolta sangue, erano riferite a tutte le sacche raccolte ma da queste vanno poi sottratte quelle che non vanno bene e poi  c’è un’ulteriore selezione in fase di validazione. Dunque i numeri anche il 3 novembre erano molto più bassi.
La caccia al plasma si sarebbe in particolare scatenata dopo che lo studio Solidarity dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) avrebbe evidenziato come
Remdesivir, Idrossiclorochina e altri antivirali combinati avrebbero “un piccolo o inesistente effetto sulla mortalità a 28 giorni o sul decorso ospedaliero del Covid-19 tra i pazienti ricoverati”.
Il plasma invece continua a funzionare ma ce n’è poco perchè non si produce. “Due le condizioni però perchè funzioni – conclude Franchini – deve essere usato precocemente e contenere un’adeguata quantità di titoli anticorpali”.