Bozzolo, “Tu non uccidere”: l’eredità di Mazzolari risuona nel ricordo dei caduti

BOZZOLO – In occasione della Festa dell’Unità d’Italia e della Giornata delle Forze Armate, celebrata stamani due giorni prima rispetto alla data ufficiale del 4 novembre, la comunità di Bozzolo si è ritrovata questa mattina per un momento di commemorazione e riflessione, arricchito da un significato particolare: il Centenario del Monumento ai Caduti.
Alla cerimonia, che ha visto la partecipazione di autorità civili, militari, religiose e scolastiche, nonché della banda civica e di numerosi cittadini, il sindaco Giuseppe Torchio ha pronunciato un discorso intenso e di grande attualità, rivolto al valore della pace e al senso di responsabilità collettiva.

Di seguito, il testo integrale dell’intervento del sindaco.

Discorso del sindaco Giuseppe Torchio

La viva gratitudine per la presenza di tutti voi qui convenuti, Don Marco, autorità civili religiose, scolastiche, rappresentanti delle varie armi, Maestro e componenti della banda civica, cittadinanza tutta, non ci fa dimenticare come all’orgoglio di essere italiani e alla viva gratitudine alle forze armate per il loro impegno di “peace kiping” nei vari scenari a livello mondiale, uniamo il cuore gonfio per la continuazione ostinata di guerre come da tre anni ormai nella martoriata Ucraina, in tante parti dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina mentre la vicenda del Medio Oriente tra Israele e la Palestina sembra conoscere una meritoria quanto fragile tregua, una speranza che ogni giorno rischia di essere cancellata dopo tanto sangue versato, sterminio e lutti pesantissimi. Non possiamo dimenticare la recentissima visita dei Vescovi Lombardi a Gerusalemme e nei luoghi santi. Proprio per questo le mie parole quest’anno non possono essere un semplice amarcord. Non possiamo dimenticare, lo ricordava il nostro Arciprete nell’omelia di ieri, festività di Ognissanti, il ruolo attivo della nostra comunità nella richiesta della pace per Gaza, la Palestina e per tutti gli scenari di guerra presenti a livello mondiale.
Le oltre 1500 persone che, a Bozzolo, hanno testimoniato in forma civile e pacifica, con l’intervento dei vescovi di Cremona e di Mantova e dell’imam di Viadana, sono la testimonianza del grido di Don Primo Mazzolari: “tu non uccidere collegato al noi ci impegniamo: non per noi, ma per gli altri” . Dobbiamo raccogliere questo grido e farlo nostro indipendentemente dalle propensioni particolari di ognuno.
Di fronte alla soffocazione della libertà, all’occupazione militare di interi territori, all’impossibilità di poter professare liberamente nei propri territori le opzioni religiose, civili e politiche il nostro è un grido di dolore per l’umanità spezzata per la civiltà distrutta, per le speranze di futuro impedite alle nuove generazioni. Un cumulo di macerie rispetto al quadro complessivo delle libertà, ma anche l’emergere di costrizioni di mancanza di prospettive e di futuro, di rischio della vita, anche e soprattutto per bambini degenti in ospedale, giovani, donne…. Il grido di dolore per un’umanità spezzata, ma anche l’impegno, l’etica della responsabilità che non finisce quando si risolvono i nostri personali problemi, ma deve essere rivolta alla qualità della vita e delle relazioni della popolazione . Non ho molte cose da dire se non il rammarico per quanto sta avvenendo anche nella nostra realtà, amarezza quindi per il modo di vivere la comunità, per la difficoltà di animare e sviluppare il circuito dei volontari delle persone che si occupano di lavori, azioni ed impegni per gli altri nei vari campi in cui l’altruismo diventa un fronte fondativo della nostra umanità. Ai traguardi raggiunti, uniamo l’ambizione di un impegno etico, civico costante, continuo per il bene delle nostre comunità. Forse questo è un elemento che dobbiamo più di ogni altro cercare di cogliere e sviluppare perché il sacrificio dei caduti, l’impegno quotidiano dell’esercito, ma insieme delle forze dell’ordine non sia vanificato da mode effimere e perdita di responsabilità. Così potremo onorare i nostri caduti nel centenario del nostro monumento con una memoria che si fa futuro.