Crollo dell’8X1000 alla Chiesa Cattolica, scatta il riassetto della macchina diocesana

Nell’aula magna del Centro Pastorale “Carlo Ferrari”, si è svolto il convegno annuale dei Consigli degli Affari Economici Parrocchiali, Amministrare per Servire, un appuntamento che quest’anno ha assunto un significato particolare perché incrocia il rendiconto economico 2024, il “bilancio di missione 2024”, con le riflessioni del Cammino Sinodale italiano. L’atmosfera, dopo l’introduzione del vicario generale don Alberto Formigoni, sin dalle prime parole del vescovo Marco Busca, ha chiarito che l’amministrazione non è percepita come un esercizio tecnico, ma come un gesto pastorale.

IL RICHIAMO DEL VESCOVO: “UN BILANCIO FATTO DI PERSONE, NON DI CIFRE”

Il vescovo Marco Busca ha insistito sul fatto che un bilancio di missione non è fatto di colonne e cifre, ma di persone, relazioni, servizi e responsabilità condivise. «Il pauperismo non è l’interpretazione corretta della beatitudine dei poveri di spirito; la Chiesa ha sempre praticato la condivisione dei beni, non la privazione. Anzi, la Chiesa ha sempre favorito la circolazione di ricchezze affinché nessuno sia povero nella comunità cristiana». E precisa: questa generazione cristiana deve fare la nobile fatica di “saper stare nel cambiamento”. «Non possiamo leggere il presente senza accorgerci dei cambiamenti che ci attraversano», ha detto, richiamando il Vangelo della prima domenica di Avvento. Ha indicato i segnali più evidenti: la diminuzione della partecipazione alla vita ecclesiale, un progressivo calo delle risorse, la crescente dipendenza dai finanziamenti esterni (i fondi 8xmille) e la complessità delle strutture economiche delle parrocchie. Tutti fattori che, uniti, interrogano profondamente il ruolo dei Consigli economici e il loro contributo al rinnovamento della Chiesa. Da qui, oltre all’invito a “essenzializzare” le strutture in esubero, essenzializzare anche l’impegno dei parroci: alleggerire i parroci dalle lievitanti incombenze amministrative, valorizzando i laici competenti. Quindi, nel breve periodo è necessario: entro tre mesi rinnovare i singoli Consigli degli affari economici delle Unità Pastorali (inserendo figure giovani, familiarizzate con strumenti digitali e comunicazione); istituire il servizio diocesano del Sovvenire, individuando entro dicembre un referente amministrativo del Sovvenire per ciascuna Unità Pastorale; trovare per ogni Unità Pastorale un referente amministrativo laico; promuovere la formazione del sostegno economico a partire da gennaio 2026. Tutto questo per costruire una rete di corresponsabilità più ampia e più stabile. «Amministrare bene significa servire meglio – ha concluso Busca – e servire meglio significa essere una comunità che sa rendere conto, assumere decisioni condivise, riconoscere le proprie fragilità e trasformarle in opportunità, in un cammino di accompagnamento condiviso».

“NUMERI POSITIVI GRAZIE A CONTENIMENTO DI COSTI ED ENTRATE STRAORDINARIE”

È dentro questa cornice che l’economo diocesano, Alessio Gioia, ha presentato il rendiconto 2024, definendolo «un bilancio di missione che tiene insieme obiettivi pastorali ed equilibrio economico». Il risultato dell’anno, con un avanzo di 28.376€n e quindi una chiusura in pareggio di bilancio, è stato descritto come esito di un lavoro di prudenza e di una scelta precisa: preservare il patrimonio immobiliare, mobiliare e culturale della diocesi, mantenere la continuità con gli esercizi precedenti e garantire una gestione responsabile nonostante l’aumento delle pressioni esterne. Gioia non ha nascosto le criticità: la diocesi, come molte altre in Italia, tiene l’equilibrio soprattutto grazie ai ricavi straordinari e ai fondi CEI dell’8×1000. I ricavi ordinari, da soli, non basterebbero a sostenere stabilmente la missione. I numeri, ha spiegato, «sono positivi perché frutto di contenimento dei costi e di alcune entrate eccezionali», ma per garantire la continuità pastorale è necessario rafforzare le entrate strutturali e vigilare sulle aree di fragilità.

IL CROLLO DELL’8X1000 E I RISCHI PER LA TENUTA ECONOMICA DELLA CHIESA 

Una parte importante del convegno è stata dedicata proprio ai fondi CEI 8×1000, tema presentato da Nicola Grassi (incaricato diocesano per il Sovvenire), Matteo Amati (direttore della Caritas mantovana) e dallo stesso economo Gioia. La diocesi riceve ogni anno quasi quattro milioni di euro (3.952.448€), fondamentali per il sostentamento del clero, per le attività pastorali, per i progetti caritativi e per i beni culturali. Tuttavia, la tendenza nazionale è preoccupante: il numero dei contribuenti che firmano si riduce. «L’ultimo dato presentato – dal Ministero delle Pubbliche Finanze – precisa Grassi – su 8 milioni di praticanti (chi partecipa assiduamente alla vita delle comunità ndr), oggi poco più del 50% ha firmato per la Chiesa Cattolica, e questo, nei prossimi tre anni, potrebbe tradursi in oltre duecento milioni di euro in meno per i progetti ecclesiali in tutto il Paese». Le ragioni? Mancanza di informazione, misconoscenza del sistema, pregiudizi diffusi, come quelli elencati nella slide dedicata ai “dieci luoghi comuni da sfatare”. Molti credono ancora che ai sacerdoti provveda il Vaticano, o che l’8×1000 sia una tassa aggiuntiva. «È il primo caso di democrazia fiscale diretta del nostro Paese – è stato ricordato – e dopo quarant’anni è sorprendente che se ne sappia così poco».
Il direttore della Caritas, Matteo Amati, ha poi descritto come vengono utilizzate le risorse caritative, ricordando che solo il 17% dei fondi CEI 8×1000 della carità resta in diocesi (162.061€), mentre una parte significativa – il 73% (570.000€) – finanzia progetti delle associazioni diocesane per accoglienza e centri di ascolto. Accanto ai numeri, ha sottolineato l’impegno degli oltre ottocento volontari attivi, una presenza capillare che accompagna migliaia di persone ogni anno nei centri di ascolto, nelle case di accoglienza e nei servizi di emergenza abitativa.
Sul fronte assicurativo è intervenuto Marco Marini, della Janua Broker Spa (realtà assicurativa che collabora da oltre dieci anni con la Dicoesi ndr), che ha presentato un progetto di semplificazione dei sinistri e di miglioramento delle coperture. Le parrocchie sono state invitate a prendere contatto diretto con la realtà assicurativa. «Le parrocchie devono potersi muovere con maggior rapidità e avere riferimenti chiari – si è sottolineato –. Avere una gestione più ordinata dei rischi è un modo concreto per sostenere l’attività pastorale».

IL CAMMINO SINODALE E LA SFIDA DI UNA CHIESA PIU’ CORRESPONSABILE 

La parte finale della mattinata è stata dedicata al Cammino sinodale, attraverso l’intervento di Manuela Daolio, che ha riassunto le settantacinque proposizioni approvate dalla Chiesa italiana ad Assisi. La sua riflessione del Cammino si è soffermata sul: comprendere il contesto attuale e le sue fragilità sociali; rinnovare la forma ecclesiale, rendendola più collaborativa, corresponsabile e trasparente; essere “fermento nel mondo”, costruendo alleanze con istituzioni, scuole e realtà civili. Una parte consistente del documento riguarda proprio la gestione economica, chiamata a essere non solo un esercizio tecnico, ma un servizio che esprima credibilità, concretezza e capacità di testimoniare il Vangelo nella vita quotidiana.

Antonia Bersellini Baroni