De Marchi condannato per i post su Mattarella e migranti, assolto per le frittelle

MANTOVA – Un anno e un mese di reclusione per le offese al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e per il messaggio sui migranti pubblicato su Facebook. È la condanna pronunciata dal tribunale di Mantova nei confronti di Luca De Marchi, ex consigliere comunale di Fratelli d’Italia. Il giudice ha disposto la sospensione della pena e il beneficio della non menzione.
De Marchi è stato invece assolto per l’iniziativa delle frittelle gratuite riservate ai bambini italiani, annunciata nel 2019 in occasione della fiera di Sant’Anselmo.
La condanna ha riguardato due pubblicazioni sui social. In una, rivolta al capo dello Stato, De Marchi aveva scritto: «Pessimo presidente, nemico del popolo e della Costituzione». Nell’altra aveva indicato come intervenire contro le imbarcazioni dei migranti: «Prima una raffica di mitragliatrice a qualche metro dalla prua, se continuano ma non credo, si speronano e si arresta l’equipaggio! A questo serve la Marina Militare». Per quest’ultimo messaggio il giudice ha riconosciuto l’istigazione all’odio razziale.

Il caso delle frittelle risaliva a oltre sette anni fa. L’allora consigliere aveva annunciato sui propri profili social un omaggio destinato esclusivamente ai bambini italiani, sostenendo che gli extracomunitari beneficiassero già di numerose agevolazioni. La proposta aveva suscitato una forte contestazione, fino all’intervento di Giorgia Meloni, che gli aveva chiesto pubblicamente di annullare l’appuntamento e di scusarsi. De Marchi aveva poi rinunciato all’iniziativa al luna park.
A rivolgersi alla procura era stata Aleksandra Matikj, presidente del Comitato per gli immigrati e contro ogni forma di discriminazione di Genova.  Il Comitato si era costituito parte civile. Nel corso del dibattimento, il suo rappresentante aveva richiamato i limiti della libertà di espressione quando le dichiarazioni assumono il carattere di istigazione razziale. De Marchi ha deciso di impugnare la sentenza di condanna e di ricorrere in appello. E’ il suo legale Iacopo Rebecchi a tal proposito a dichiarare: “Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza ma pensiamo di andare in appello anche perchè ritengo che le dichiarazioni, seppur forti, rientrino nel diritto di critica politica e di libertà di espressione“.