(foto da www.giornaledibrescia.it . Foto Gabriele Strada/Neg)
DESENZANO DEL GARDA – Tragedia nel tardo pomeriggio di sabato 2 maggio nelle acque del lago di Garda, all’altezza della spiaggia del Desenzanino. Un ragazzo di 16 anni, di origini tunisine e residente a Pavia, è morto dopo essersi tuffato da un pedalò durante un’uscita con alcuni amici.
Secondo le prime ricostruzioni, il giovane si sarebbe immerso in acqua senza più riuscire a riemergere. Gli amici che erano con lui hanno dato immediatamente l’allarme, facendo scattare la macchina dei soccorsi.
Sul posto sono arrivati rapidamente i sanitari del 118 insieme a Guardia costiera, Carabinieri, Polizia Locale e Vigili del fuoco. Le ricerche si sono concentrate nello specchio d’acqua davanti alla spiaggia del Desenzanino, dove il ragazzo è stato individuato sul fondale.
Una volta recuperato, il 16enne è stato trasportato a riva nella zona del porto. I soccorritori hanno tentato a lungo di rianimarlo: le manovre sono proseguite per oltre un’ora prima del trasferimento in elisoccorso, in codice rosso, all’ospedale Civile di Brescia.
Nonostante i tentativi dei medici, il giovane è morto poco dopo il ricovero.
IL MESSAGGIO DI ANAB LOMBARDIA: “IL LAGO NON È IL MARE, NON PUÒ ESSERE AFFRONTATO CON LEGGEREZZA”
ANAB Lombardia, Associazione Nazionale Assistenti Bagnanti, lancia un messaggio chiaro:
“Il lago non è il mare e non può essere affrontato con leggerezza.”
L’associazione ricorda che, a differenza del mare, il lago presenta caratteristiche che possono mettere in difficoltà anche persone esperte: le profondità aumentano improvvisamente a pochi metri dalla riva, temperature dell’acqua più basse, con rischio concreto di shock termico, fondali irregolari e scarsa visibilità, condizioni che possono cambiare rapidamente per effetto di vento e correnti, minore galleggiamento rispetto all’acqua salata
Elementi che, combinati, rendono l’ambiente lacustre insidioso, soprattutto se affrontato senza adeguata consapevolezza. Secondo ANAB Lombardia, non si può continuare a parlare di episodi isolati o fatalità. Ogni anno si ripetono dinamiche simili: ingresso in acqua senza valutazione, sopravvalutazione delle proprie capacità, assenza di dispositivi di sicurezza. “Serve un cambio culturale immediato – sottolinea l’associazione – perché la sicurezza non può essere lasciata al caso.”
ANAB Lombardia ricorda le norme di sicurezza: entrare in acqua gradualmente, evitando tuffi improvvisi, non nuotare mai da soli, utilizzare dispositivi di sicurezza come boe o giubbotti salvagente, evitare l’ingresso in acqua dopo alcol o pasti abbondanti, verificare sempre le condizioni meteo, rispettare segnaletica e ordinanze, scegliere preferibilmente aree sorvegliate.
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