MANTOVA – Una contaminazione che, secondo l’accusa, avrebbe richiesto interventi più incisivi di quelli adottati dall’azienda. Al centro del processo all’ex raffineria Ies è tornata la presenza di surnatante nella falda: nel 2022 la superficie interessata aveva raggiunto i 42mila metri quadrati, diecimila in più rispetto al 2016, come indicato in una tavola della stessa società.
Su questo dato e sull’efficacia delle misure di recupero si è concentrata la prima parte della requisitoria delle sostitute procuratrici Silvia Bertuzzi e Michela Gregorelli, davanti al giudice Giacomo Forte. Il procedimento per inquinamento ambientale e omessa bonifica coinvolge la società, appartenente al gruppo Mol, e sei ex manager o amministratori: Maurizio Migliarotti, Fausto Ponti, Ferenc Zoltan Horvath, Luca Perboni, Bianca Elena Valseschi e Richard Milosovic. Soltanto uno degli imputati era presente in aula.
Comune e Provincia di Mantova, costituiti parti civili, sono usciti dal processo dopo due anni e mezzo di udienze, essendo stati risarciti.
L’origine della contaminazione e il confronto con le difese
Per la Procura, il prodotto petrolifero proveniva dalla raffineria, che ha cessato l’attività nel 2013. Le difese hanno prospettato una possibile origine dai serbatoi della Belleli, ma le pm hanno richiamato due elementi per escludere questa ricostruzione: la direzione della falda, che scorre da Ies verso Belleli e quindi verso il Mincio, e la diversa natura degli oli combustibili contenuti in quei serbatoi rispetto al surnatante rilevato.
Il nodo della requisitoria ha riguardato soprattutto il divario, sostenuto dall’accusa, tra gli interventi indicati dagli enti di controllo e quelli effettivamente realizzati. Ies aveva installato skimmer, dispositivi destinati al recupero del prodotto petrolifero galleggiante sulla falda. Secondo le pm, tuttavia, questi strumenti agivano soltanto nei punti in cui erano collocati, senza incidere adeguatamente sulla contaminazione circostante. Gli idrocarburi rimasti negli interstizi del terreno avrebbero continuato ad alimentare il fenomeno, mentre le oscillazioni della falda ne avrebbero favorito la redistribuzione. Nella requisitoria sono stati richiamati anche i rilievi dei tecnici Arpa che, secondo l’accusa, indicavano un aumento del surnatante del 15% nel 2017 rispetto al 2015 e del 65% nel 2019 rispetto al 2017.
Le prescrizioni e gli interventi ritenuti necessari
Già il 15 ottobre 2012 la Provincia aveva individuato Ies come responsabile della contaminazione, imponendo l’immediata messa in sicurezza e la bonifica. Nel 2013 erano seguite le prescrizioni tecniche, recepite dal ministero, che comprendevano l’installazione di tre piezometri disposti a triangolo, a cinque metri dai punti di recupero, per verificare l’efficacia degli skimmer. Un’indicazione che, secondo le pm, non sarebbe stata rispettata. Dal 2016 Arpa aveva chiesto sistemi più efficaci e, nella ricostruzione dell’accusa, dal marzo 2019 gli skimmer avevano esaurito la loro capacità di recupero. Anche il progetto di utilizzo di questi dispositivi nell’area fino alla Belleli Energy era stato giudicato inefficace dalla Conferenza dei servizi ministeriale rispetto all’obiettivo di ridurre le superfici contaminate. Le alternative indicate dagli enti comprendevano sistemi di estrazione più incisivi, tra cui le tecnologie Mpe-Dpe, una barriera idraulica per intercettare la falda contaminata e limitarne la propagazione, oltre al potenziamento del monitoraggio attraverso ulteriori piezometri. Per la Procura, una barriera realizzata tempestivamente avrebbe consentito di contenere la contaminazione.
Le responsabilità e la prossima udienza
Le pm hanno quindi affrontato le posizioni dei singoli imputati e quella della società. Secondo l’accusa, fino al 2013 il modello organizzativo non era stato rivisto e presentava carenze nell’aggiornamento tecnologico e nella gestione delle risorse destinate alla tutela ambientale. Il rischio, nella ricostruzione della Procura, era conosciuto e le prescrizioni imponevano obblighi che l’impresa non avrebbe rispettato. Il risparmio sui costi degli interventi rappresenterebbe il vantaggio economico che avrebbe collegato le omissioni contestate all’interesse della società. Le richieste saranno formulate nella prossima udienza, prima degli interventi dei difensori. Bertuzzi e Gregorelli hanno però già anticipato che chiederanno l’assoluzione per Ferenc Zoltan Horvath, all’epoca presidente del consiglio di amministrazione di Ies, e Richard Milosovic, dal 2013 direttore Downstream della società e successivamente passato al gruppo Mol.


















