Festa della Donna, Asola non dimentica Kaur Lovepreet: “violenza è anche abbandono”

ASOLA – Abbandonata dalla famiglia, che le ha chiuso le porte in faccia. In seguito, trovata in condizioni molto critiche in un campo e portata d’urgenza all’ospedale “Carlo Poma” di Mantova, dove si è spenta lo scorso 16 febbraio, accudita soltanto dalle volontarie del Cav che nel frattempo erano venute a conoscenza del caso. Pochi giorni fa la cerimonia funebre, a carico del Comune di Asola, dove aveva la residenza, perché il ripudio nei suoi confronti è proseguito anche dopo la morte. E’ la storia di Kaur Lovepreet, 21enne di origini indiane, che il Sindaco Moreno Romanelli ha deciso di non far passare sotto silenzio, al punto da affiggere un manifesto al di fuori della sede municipale perché questa vicenda, che cade a ridosso della Festa della Donna (8 marzo), non venga dimenticata e non sia avvenuta invano.

“Non si può rimanere in silenzio, non si può pensare di essere abbandonati così. Si deve avere il coraggio di denunciare, occorre un cambio di mentalità su rispetto del valore della vita”, afferma affranto Romanelli, a nome di una comunità scossa dall’assurda morte di “una ragazza che ha conosciuto la malattia, la fragilità, la solitudine, la sofferenza e il rifiuto: troppo grandi per un cuore così giovane”, si legge nel manifesto fatto stampare dall’Amministrazione comunale di Asola, che prosegue: “è morta nella solitudine che nessuno dovrebbe conoscere. Oggi ricordiamo una giovane donna generosa, la cui storia richiama tutti noi al dovere dell’attenzione, della vicinanza e dell’umanità. Perché la solitudine può uccidere quanto la malattia”.

Dopo essere stata allontanata dalla casa in cui abitava, ad Asola, Kaur Lovepreet aveva raggiunto il padre nella Bassa Mantovana, ma pure lui l’aveva cacciata. Già provata dalla malattia, la 21enne era stata ritrovata riversa in un campo, in condizioni di salute molto critiche. Da lì il ricovero al Poma e il contestuale interessamento da parte del Centro di Auto alla Vita, le cui volontarie sono state vicine alla giovane fino alla morte, avvenuta il 16 febbraio. La famiglia non ha reclamato la salma e non ne ha autorizzato la cremazione, come da rito indiano, motivo per cui il Comune di Asola ha deciso di organizzare a proprie spese una cerimonia funebre (tenutasi pochi giorni fa) per la ragazza, che è stata poi sepolta a Mantova.

“Il suo ricordo – dice Romanelli – diventa oggi un invito ricolto a tutta la comunità. Invito a costruire una società più attenta e più umana. Ma soprattutto invito a chiedere aiuto quando se ne sente il bisogno, senza paura e senza vergogna. Perché nessuno dovrebbe affrontare da solo la propria sofferenza. Tutte le persone vicine le hanno voltato le spalle ma questa storia, avvenuta nel contesto delle nostre comunità, deve invitarci a riflettere sul valore della vita e del rispetto. La violenza non è solo uno schiaffo, è anche abbandono”.