Foibe e esodo dal confine orientale: “La memoria non è rancore, è responsabilità”

MANTOVA – Una commemorazione partecipata e intensa quella promossa ieri a Mantova dal Comitato 10 Febbraio e dalla Federazione Provinciale di Fratelli d’Italia per ricordare i martiri delle foibe e l’esodo dei profughi istriani, giuliano e dalmati. Un’iniziativa legata al 10 febbraio, Giorno del Ricordo. L’appuntamento è stato scandito dalla deposizione della corona e dagli interventi che hanno unito ricostruzione storica e memoria familiare.
Cuore dell’incontro sono state le testimonianze di Catia Badalucco e Lorena Blasevich, che hanno dato voce a vicende vissute dalle loro famiglie, restituendo ai partecipanti non solo i fatti, ma anche le conseguenze umane di una ferita storica ancora aperta. Badalucco ha letto il passaggio di un messaggio dello zio Giovanni di 98 anni: “A Mantova sono il più vecchio profugo fiumano. Sono scappato nel 1946, sono arrivato a Mantova nel ’47 al campo profughi alla Caserma San Martino ma il mio cuore è sempre rivolto a Fiume”.
“In queste righe c’è lo strappo dell’addio, l’umiliazione della fuga, ma anche la dignità di chi non ha rinunciato alla propria identità” ha dichiarato la nipote.
Lorena Blasevich ha ricordato la figura del padre, Enzo Blasevich, e il dolore legato alle persecuzioni e alle violenze subite dagli italiani del confine orientale. “Mio papà Enzo mi ha insegnato che la memoria non è rancore: è responsabilità”, ha affermato.  “Ricordare significa restituire un nome e un volto a chi è stato cancellato, e dire con chiarezza che ci fu un genocidio degli italiani. Non per alimentare odio, ma per impedire che l’oblio diventi una seconda morte”.
Per Fratelli d’Italia è intervenuto Salvatore Scalia, che ha richiamato il quadro storico delle violenze e il lungo silenzio che ha avvolto questa pagina del Novecento. “Ci fu un genocidio degli italiani: la loro unica colpa era essere italiani”, ha dichiarato Scalia, riferendosi alle truppe del maresciallo Tito. “Per anni questa storia non è stata raccontata perché scomoda a una parte politica.
In chiusura è intervenuto Luca Viani, per il Comitato 10 Febbraio, che ha letto una lettera rivolta a cittadini e istituzioni per rafforzare la consapevolezza su foibe ed esodo. “Non chiediamo commemorazioni di rito, ma coscienza”, ha affermato. “La memoria è un dovere civile: o la coltiviamo, o lascia spazio al silenzio e alla distorsione”.
A conclusione della cerimonia, la senatrice Paola Mancini ha portato un saluto istituzionale, rimarcando la necessità di mantenere vivo il ricordo delle vittime. “Sulle foibe dobbiamo custodire una memoria vigile – ha sottolineato – Ricordare questi nostri fratelli italiani è un atto di giustizia e di verità”.