Formaldeide nel suolo del Viadanese: tracce anche a chilometri dalle industrie

VIADANA – La formaldeide può viaggiare per chilometri quando le emissioni in atmosfera sono continuative. È questo uno dei dati più significativi emersi dal nuovo studio sul monitoraggio della formaldeide nei suoli della Bassa pianura mantovana e reggiana: una sostanza estremamente volatile che, proprio per questa caratteristica, è stata riscontrata in concentrazioni rilevanti anche a notevole distanza dai punti di emissione. Il lavoro, presentato sabato scorso al MuVi di Viadana nel convegno dal titolo Il monitoraggio della formaldeide nei suoli della bassa pianura mantovana e reggiana”, ha messo nero su bianco numeri definiti dagli autori «allarmanti»: oltre 120 campionamenti effettuati in 40 siti diversi, con concentrazioni significative nei suoli del distretto del pannello truciolare e nelle aree circostanti.

Lo studio è stato promosso dall’associazione Noi, Ambiente, Salute – ODV, dall’Associazione Prevenzione Tumori di Guastalla e da ISDE Medici per l’Ambiente. A intervenire come relatori sono stati Gloria Costani, medico ISDE, e gli estensori della ricerca Mario Franzini, Roberto Spaggiari e Rubens Busana. A moderare l’incontro è stata Rosella De Lorenzi, presidente dell’Associazione Prevenzione Tumori di Guastalla, che ha finanziato la ricerca.

Il monitoraggio si è sviluppato nell’arco di un intero anno solare, con sette distinti periodi di campionamento così da coprire condizioni climatiche e atmosferiche differenti. I prelievi hanno interessato sia le aree più vicine agli insediamenti industriali del comparto del legno truciolare – in particolare Viadana, Pomponesco, Guastalla, Gualtieri, Boretto e Brescello – sia comuni più distanti, nelle province di Parma (Colorno), Cremona (Casalmaggiore) e a Suzzara e a Sabbioneta. È proprio questa estensione geografica ad aver consentito di documentare l’effetto “deriva”: quando le emissioni in atmosfera sono continuative, la formaldeide può disperdersi e depositarsi anche a chilometri di distanza, interessando territori non immediatamente confinanti con i poli produttivi. Un dato che amplia la portata del fenomeno rispetto alle sole aree industriali.
La formaldeide è classificata come cancerogena certa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc). Se è vero che nell’ambiente esterno tende a degradarsi relativamente in fretta per effetto della luce solare e dei processi biologici, concentrazioni elevate e persistenti possono superare la capacità naturale di neutralizzazione del suolo, con possibili ripercussioni sugli equilibri ambientali.

Per la valutazione dei risultati sono stati utilizzati come parametri di riferimento quelli indicati dal protocollo dell’Istituto Superiore di Sanità del 2006, che stabilisce i valori di tolleranza della formaldeide nei suoli a uso residenziale, verde pubblico, industriale e commerciale, oltre che nelle acque sotterranee. I riscontri ottenuti vengono definiti significativi e meritevoli di ulteriori approfondimenti. Il monitoraggio rappresenta, secondo i promotori, il primo studio documentato in Italia specificamente dedicato alla presenza di formaldeide nel suolo. Un tassello che si aggiunge alle precedenti ricerche condotte sul territorio, comprese quelle che avevano già rilevato la sostanza nelle acque superficiali e nei pozzi, e agli studi epidemiologici noti come “Viadana I, II e III”, che avevano evidenziato effetti sulla popolazione esposta agli inquinanti atmosferici. La pubblicazione completa, dal titolo “Monitoraggio della formaldeide nei suoli dei comuni della bassa pianura mantovana e reggiana: studio pilota”, è disponibile in formato cartaceo presso la segreteria dell’Associazione Prevenzione Tumori di Guastalla e online sul sito dell’associazione.