Incendi, aggressioni e scontri con la polizia hanno segnato le proteste degli studenti delle scuole superiori in Francia, spingendo il governo a convocare un vertice di crisi. Secondo il ministero dell’Interno, 1.949 persone sono state fermate nella sola giornata di giovedì, mentre le mobilitazioni si sono diffuse in numerose città del Paese. Nata dal malcontento per la carenza di insegnanti, le classi sovraffollate e gli edifici degradati, la protesta per maggiori risorse alla scuola pubblica è stata accompagnata da gravi episodi di violenza. Il premier Sébastien Lecornu ha riunito i ministri e chiesto di annullare o rinviare gli spostamenti ufficiali dei prossimi giorni, per consentire alle prefetture di concentrare le risorse sulla gestione dell’emergenza.
Marsiglia e Rouen, violenze davanti ai licei
Uno degli episodi più preoccupanti è avvenuto al liceo Victor Hugo di Marsiglia, dove alcuni membri del personale scolastico sono stati raggiunti dalla benzina. Le prime informazioni avevano parlato di dirigenti aggrediti e cosparsi di carburante; secondo una successiva ricostruzione riportata da Reuters, invece, due componenti del personale sarebbero stati colpiti accidentalmente mentre uno studente tentava di gettare benzina in un cassonetto. A Rouen, alte fiamme si sono levate davanti al liceo Blaise-Pascal. Il rettorato della Normandia ha denunciato le aggressioni subite da due dirigenti scolastici durante le mobilitazioni: oltre al preside dell’istituto di Rouen, è rimasto ferito quello del liceo Elisa-Lemonnier di Petit-Quevilly. Entrambi sono stati soccorsi. Le conseguenze dei disordini hanno coinvolto anche i servizi pubblici. A Marsiglia sono stati sospesi metro, tram e autobus, dopo segnalazioni di aggressioni ai dipendenti. Il sindacato Cfdt ha invitato gli autisti a rientrare nei depositi per ragioni di sicurezza. A Parigi, invece, il sindaco Emmanuel Grégoire ha riferito che un agente della polizia municipale è rimasto ferito alle mani e al viso durante un attacco a un veicolo di servizio.
Il governo apre al confronto, scontro sulle responsabilità
Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha annunciato per venerdì incontri con i sindacati del personale scolastico, le associazioni dei genitori e le organizzazioni studentesche. L’obiettivo dichiarato è ascoltare le richieste dei liceali e individuare risposte concrete per studenti, lavoratori e scuole. Parallelamente, il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha convocato d’urgenza in videoconferenza i 36 procuratori generali, per sollecitare una risposta penale ferma alle violenze. Sul piano politico, il governo ha chiamato in causa La France insoumise, il partito di Jean-Luc Mélenchon. Al termine del vertice, l’ufficio del premier ha riferito una valutazione dei servizi di intelligence secondo cui all’origine delle mobilitazioni ci sarebbe una manovra organizzata dal partito e da gruppi dell’ultrasinistra a esso vicini. Un’accusa respinta dal coordinatore di La France insoumise, Manuel Bompard, che ha invitato l’esecutivo a non cadere nel «complottismo». Per Bompard, il movimento è nato spontaneamente dall’esasperazione per condizioni di istruzione inadeguate: al governo ha chiesto di abbandonare una strategia che, a suo giudizio, alimenta tensione e provocazione.

















