CASTELLUCCHIO – Il lungo applauso di un Teatro Soms gremito ha accolto ieri sera Gino Cecchettin, padre di Giulia, per la presentazione del libro “Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia” (Rizzoli). Un incontro promosso dalla Pro Loco di Castellucchio in collaborazione con la Fondazione Comunità Mantovana, la Fondazione Giulia Cecchettin, la Provincia di Mantova, il Comune di Castellucchio, AVIS e Farmacia Orlandi, con il sostegno delle associazioni locali. A introdurre la serata Mauro Beduschi e Francesca Giuffrida della Pro Loco, seguiti dai saluti istituzionali del presidente della Provincia Carlo Bottani e della deputata Antonella Forattini, che hanno sottolineato l’importanza di una rete territoriale capace di tradurre la memoria in impegno.
È seguito il monologo “Il diritto alla verità” dell’avvocato Nunzia Rosalia Guzzo. Il dialogo con Cecchettin, condotto dall’avvocato Nicodemo Gentile, è partito da una domanda chiave: «Quando hai capito di dover esserci, di voler trasformare il dolore in testimonianza?».«È stata Giulia a darmi la forza – ha raccontato Cecchettin –. Non volevo dimenticare, e scrivere mi ha permesso di ricordarla ogni giorno. La memoria è labile, ma l’amore resta un motore potente». Dalla tragedia è nata la Fondazione Giulia Cecchettin, con un obiettivo chiaro: «Portare nelle scuole un’ora di educazione affettiva e sentimentale – ha spiegato –. Non bastano le pene più severe: bisogna dare ai ragazzi strumenti per decodificare le emozioni. I nostri figli devono poter essere educati da specialisti dei sentimenti, non da internet o dalla pornografia». Duro l’affondo sul tema dell’educazione digitale: «L’uso eccessivo degli smartphone sotto i 15 anni compromette le facoltà neurologiche. Gli algoritmi di piattaforme come TikTok sono pensati per toglierci istanti di vita: dobbiamo perimetrare il nostro tempo e dedicarlo alle persone reali». Durante l’incontro, Gentile ha mostrato i volti dei carnefici di alcuni noti femminicidi, definendoli «soldati del malamore»: uomini comuni, spesso incensurati, «che uccidono quando la donna diventa ingombrante, perché vuole andare via o restare». «La guerra – ha aggiunto – non è fuori di noi, è nelle relazioni intime. E finché la donna sarà vista come una res, una cosa, non potremo parlare di uguaglianza. Nel 2023 sono state uccise 118 donne: Giulia è stata la vittima numero 105».
Un’analisi che ha toccato anche la crisi del patriarcato. «Ci vuole più coraggio a chiedere scusa che a dare una sberla. Dobbiamo promuovere un nuovo modello maschile: uomini capaci di dire “ti amo”, di piangere, di esprimere emozioni», ha detto Cecchettin. Sul delicato tema del lutto, Gentile ha ricordato che «il lutto è un ordigno che esplode all’improvviso: se il dolore non viene gestito bene, il male genera male. È un lavoro difficile». Presenti anche Beatrice Biancardi, neo consigliere di parità della Provincia di Mantova, e Marzia Monelli Bianchi, presidente del Centro Aiuto alla Vita: «L’ultima telefonata dall’ospedale è arrivata questa mattina – ha detto Monelli Bianchi –. L’anno scorso abbiamo ascoltato 150 donne e accolto 52. I centri antiviolenza salvano vite: abbiate fiducia, la rete esiste». L’incontro, accompagnato dalle musiche di Francesca Pigozzi e Fabio Manfredini, si è chiuso con le parole dei ragazzi dell’oratorio di Castellucchio, consegnate a Cecchettin: un invito a «immaginare una società dove ognuno sia artefice del proprio destino» e a «trasformare l’amore in impegno, perché il silenzio e l’indifferenza non siano mai la risposta».
Antonia Bersellini Baroni












