«L’Olocausto è stato l’abisso in cui è sprofondata la ragione dell’umanità». Con queste parole il sindaco di Mantova Mattia Palazzi ha aperto questa mattina la cerimonia al Conservatorio Campiani per la Giornata della Memoria, richiamandone il valore e il significato più profondo.
L’iniziativa è stata promossa dalla Prefettura di Mantova, dal Comune e dalla Provincia, in collaborazione con l’Istituto mantovano di Storia Contemporanea e il Conservatorio “Lucio Campiani”, da anni impegnati in un percorso condiviso di riflessione e approfondimento su una delle pagine più tragiche della storia contemporanea. Il presidente del Conservatorio, Italo Scaietta, ha ricordato come lo scopo fondamentale di queste iniziative sia quello di avvicinare al ricordo soprattutto i giovani, affinché l’orrore di quel periodo storico non venga dimenticato. Giovani rappresentati stamani dagli studenti dell’Istituto Comprensivo Mantova 3 e del Liceo Classico “Virgilio” durante la cerimonia a cui ha preso parte un pubblico numeroso e qualificato. Presenti, tra gli altri, il Prefetto di Mantova Roberto Bolognesi, il Procuratore capo Giulio Tamburini, i comandanti delle Forze dell’Ordine, della Polizia Locale, il presidente della Comunità Ebraica di Mantova Aldo Norsa, e i rappresentanti delle istituzioni civili e militari.
Nel suo intervento, il Prefetto Bolognesi ha sottolineato come il Giorno della Memoria “richiami con forza l’importanza dello studio e dell’approfondimento della storia, affinché diventi memoria condivisa, atto di consapevolezza e strumento di crescita collettiva”. Il presidente del Consiglio comunale Massimo Allegretti ha ricordato l’Olocausto come «il punto più basso nel quale è precipitata la storia», nato da intolleranza e populismo e simbolo della disumanizzazione della società civile. Un pericolo, ha avvertito, tutt’altro che astratto: quello che simili derive possano ripetersi.
Il sindaco Palazzi ha poi evidenziato come sia profondamente errato paragonare, nel dibattito politico, lo sterminio degli ebrei a quanto avviene oggi nel conflitto in corso tra israeliani e palestinesi. “Con questo approccio si rischia di inquinare la storia – ha spiegato –. La memoria deve delineare un cammino collettivo, essere la bussola morale di un popolo. È fondamentale soprattutto in questo periodo storico, in cui assistiamo al ritorno di conflitti e soprusi e in cui i diritti civili sono spesso calpestati. Il nostro compito urgente è rigenerare il rispetto e la democrazia”.
Il presidente della Provincia Carlo Bottani ha ricordato la figura di un’infermiera polacca che, nel ghetto di Varsavia, riuscì a salvare 2.500 bambini, un esempio capace di raccontare insieme l’orrore di quel periodo e il valore dell’amore e del rispetto per il prossimo. La prolusione conclusiva, dal titolo “Oltre il conflitto. Il valore civile della Giornata della Memoria”, è stata affidata allo storico della Shoah Daniele Susini, che ha messo in guardia dal rischio di politicizzare l’Olocausto e dalla sua banalizzazione, spesso accompagnata dalla leggerezza con cui vengono proposte comparazioni con gli avvenimenti odierni. Rivolgendosi in particolare ai giovani, Susini ha sottolineato la necessità di contestualizzare e raccontare i fatti nel rispetto della storia, per riportare al centro la dignità umana. “Nell’attuale scenario geopolitico – ha affermato – la Shoah non può diventare uno strumento di divisione: è stato un evento senza precedenti per intensità e crudeltà, l’unico genocidio con caratteristiche mai riscontrate prima nella storia dell’umanità. Banalizzarlo nel dibattito politico è un pericolo e una minaccia per la società, perché tradisce la storia e le sue vittime. La memoria è fragile e delicata: non va manipolata, delegittimata o usata per giudicare i conflitti odierni, altrimenti il rischio è il ritorno dell’odio etnico, della disumanità e della normalizzazione dell’estremo”.
Nella Giornata della Memoria, l’invito condiviso è stato quello dunque di essere custodi della storia e responsabili nei confronti delle generazioni future, affinché difendano i valori del rispetto e della democrazia e perché, come ricordano le parole di Primo Levi, oggi ricordate più volte “non si ripeta mai più ciò che è accaduto” (ER)
Dalla targa dei Rampi alla Sinagoga al binario 1: Mantova ha ricordato le vittime delle persecuzioni
Le cerimonia a Mantova in occasione della Giornata della Memoria sono proseguite nel pomeriggio. Prima c’è stata una breve commemorazione davanti alla targa in viale Gorizia 6 dedicata ai coniugi Rampi che salvarono cinque ebrei fiumani nascondendoli nella loro abitazione a Mantova. Poi, presso la Sinagoga “Norsa” in via Govi c’è stato il ricordo dei cittadini ebrei mantovani deportati nei campi di sterminio. Il presidente della Comunità Ebraica di Mantova Aldo Norsa ha letto i loro nomi. Il 5 aprile 1944, dal binario 1 della stazione di Mantova partirono per i campi di concentramento 104 ebrei rastrellati in città e in provincia. Ne sopravvissero solo cinque tra cui Bruna Namias Norsa, nonna di Aldo, che era stata deportata ad Auschwitz. L’ultima tappa è stata alla stazione ferroviaria, al binario 1. Qui è stato ricordato il Porrajmos, ovvero la persecuzione su base razziale subita dai Sinti e dai Rom durante il nazifascismo.
Il prefetto Bolognesi invece, dopo la cerimonia al Campiani, si era recato presso l’Archivio di Stato a visitare l’esposizione documentaria dal titolo “Una bambina in fuga. Lidia Gallico e la sua famiglia ai tempi della Shoah”, una testimonianza sulla vicenda di Lidia Gallico e dei propri genitori, consumatasi tra il 1943 ed il 1945, attraverso una scelta di documenti conservati nel fondo archivistico “Gallico-Rimini”, donato all’Archivio di Stato dalle eredi.


















