Grande Mantova: un tredicenne su quattro vive difficoltà e meno opportunità rispetto ai coetanei

MANTOVA – A Mantova e nell’hinterland un ragazzo su quattro è deprivato. Significa che vive una condizione di privazione non solo economica, ma anche relazionale, culturale ed educativa: meno libri in casa, meno occasioni di visita a musei o mostre, difficoltà a partecipare alle gite scolastiche, spazi domestici poco adatti allo studio, minori opportunità sportive e aspirazioni scolastiche più contenute. È quanto emerge dalla seconda indagine sulla deprivazione minorile condotta tra i tredicenni della “Grande Mantova” svolta nell’anno scolastico 2024-25 presentata stasera negli spazi del chiostro di San Barnaba. A otto anni dalla prima rilevazione, il Comitato Amici C.a.s.a San Simone, con il supporto del Consorzio Progetto Solidarietà e della Caritas mantovana, ha illustrato i nuovi dati relativi ai comuni di Mantova, Borgo Virgilio, Curtatone, Porto Mantovano e San Giorgio Bigarello.

I numeri: 27,2% di studenti deprivati

Su 961 studenti frequentanti il terzo anno delle scuole medie 261 risultano deprivati, pari al 27,2% del campione: oltre un ragazzo su quattro. Un dato in crescita del 9,2% rispetto al 2016. Numeri che chiedono attenzione ma che, secondo i promotori, possono anche generare le condizioni per una risposta collettiva e per nuove visioni educative più inclusive.

Le cause: origine straniera, famiglie numerose e salari insufficienti

Esiste una relazione tra deprivazione giovanile e difficoltà familiari, anche se non in modo automatico: nel 30% dei casi, infatti, i genitori cercano di non far pesare la povertà sui figli.Il disagio deriva principalmente da tre concause: l’origine straniera dei genitori (indicata come la concausa più forte); la numerosità del nucleo familiare;l’insufficienza del salario, nel fenomeno dei cosiddetti working poor. A questi fattori si aggiunge la fragilità generata dalle rotture di coppia, che spesso comportano una nuova condizione di impoverimento.

Il dato territoriale: maggiore disagio nel capoluogo

Sotto il profilo geografico, la deprivazione risulta maggiore nel capoluogo. Mantova offre infatti maggiori possibilità di sopravvivenza grazie a una più ampia presenza di servizi pubblici e di alloggi di edilizia residenziale pubblica. Nei comuni dell’hinterland, invece, le famiglie straniere tendono a restare solo in presenza di opportunità lavorative, in particolare nel settore agricolo.

Le conseguenze per i ragazzi 

La deprivazione si traduce in una perdita di occasioni relazionali e formative: meno strumenti digitali adeguati, minori possibilità di socializzazione, difficoltà a ospitare compagni di classe, accesso ridotto ad attività sportive (anche se su questo fronte si registrano segnali di miglioramento) e, soprattutto, prospettive scolastiche più limitate. Un fenomeno che, se non intercettato, rischia di evolvere in senso deteriore, intaccando l’integrità sociale del territorio. La deprivazione minorile, infatti, porta con sé la generazione di nuova povertà.

Le proposte: monitoraggio continuo e interventi strutturali

Per questo il Comitato indica tre traiettorie di intervento: rendere continua la rilevazione del fenomeno, attraverso strumenti come una scheda dello studente che permetta di intercettare precocemente le situazioni di deprivazione e di analizzarne nel tempo l’evoluzione con strumenti statistici longitudinali: istituire un tavolo permanente interistituzionale, coinvolgendo scuole, Ufficio scolastico provinciale, enti locali, Ats, Piano di zona, università, fondazioni locali, enti del Terzo settore (con particolare attenzione all’educazione non formale) e Caritas, per definire interventi integrativi capaci di favorire l’inclusione: permanenza nei percorsi scolastici, sostegno ai costi di libri e trasporti, accesso allo sport e alle occasioni culturali; creare un osservatorio locale sull’uso dei media, per evitare che si sviluppi una socialità distorta e differenziata per strati sociali, lingua e cultura. Una misura che riguarda tutti: anche i ragazzi italiani trascorrono in media almeno cinque ore al giorno davanti a uno schermo.

Dalle difficoltà alle opportunità: serve un’alleanza educativa

La necessità di una collaborazione tra tutti i soggetti del territorio per fronteggiare la condizione di difficoltà che coinvolge molti ragazzi è stata sottolineata sia da Davide Boldrini, direttore dell’Associazione Agape Onlus, sia dall’assessore al Welfare del Comune di Mantova, Andrea Caprini. «È importante comprendere a fondo le caratteristiche di questa condizione per progettare interventi capaci di intercettare il disagio giovanile. Occorre soprattutto pensare a interventi innovativi che non lascino la scuola sola», ha spiegato Boldrini. «Dobbiamo dialogare tra istituzioni, mettendo al centro i giovani e il loro futuro, partendo dalla consapevolezza che i ragazzi in difficoltà tendono ad avere una relazionalità molto più ridotta». Da qui anche il titolo della ricerca, “Nuove visioni educative”: la proposta di guardare ai ragazzi non soltanto come studenti o come giovani problematici, ma come destinatari di una rinnovata e più ampia attenzione educativa che consenta loro di avere le stesse opportunità dei loro coetanei che non vivono questa situazione di disagio”.
Molti i partecipanti alla presentazione dell’indagine: tra questi il direttore della Caritas diocesana Matteo Amati, l’assessore alle politiche sociali di San Giorgio Bigarello Mauro Caffarra e di Porto Mantovano Monica Buoli.

La ricerca è scaricabile gratuitamente da: https://app.box.com/s/kpfzoqa9bqirhoups84y3yc21ctgm7c5

Ha collaborato Elisabetta Romano