Il mantovano Bassi presidente degli universitari: “Diritto allo studio e housing tra le priorità”

MANTOVA – Un mantovano alla presidenza del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari: si tratta di Lorenzo Bassi, classe 2004, iscritto al terzo anno di Giurisprudenza all’Università di Trento. Eletto al vertice del CNSU lo scorso maggio, è entrato in carica a dicembre.

“Dobbiamo recuperare il tempo perso e lavorare sui punti di attualità”, sottolinea il presidente, ricordando come il Consiglio rappresenti una pluralità di sensibilità e temi che necessitano di risposte rapide e concrete.
Nei primi mesi di attività, il CNSU ha già prodotto un documento per chiedere la possibilità di voto ai fuorisede in occasione del recente referendum sulla Giustizia: “Un tema che ha accomunato tutti gli studenti, a prescindere dalla provenienza”.

Attenzione anche agli scenari internazionali complessi, con richieste precise riguardanti gli studenti bloccati in aree di crisi come Iran, Gaza, Palestina, Libano e altre zone dell’Asia occidentale, dove la situazione è drammatica.

Sul fronte interno, resta centrale il tema del diritto allo studio. Secondo Bassi “con la progressiva fine dei fondi legati al PNRR, che negli ultimi anni hanno rappresentato una delle principali fonti di finanziamento, in molte regioni – tra cui Veneto, Lazio, Lombardia, Sicilia ed Emilia-Romagna – ci sono studenti idonei che non ricevono borse di studio per mancanza di fondi. A questo si aggiunge il tema importantissimo dell’emergenza abitativa, con studentati pubblici insufficienti e un mercato privato sempre più complicato e con prezzi spesso inaccessibili”.

Altro tema caldo è quello del semestre filtro per i corsi di laurea in Medicina e Chirurgia: Bassi ha parlato chiaramente di un esperimento fallito. Per correggere il tiro è stato istituito un tavolo paritetico col Ministero “però la scelta di coloro che sono stati chiamati a farne parte è stata tutt’altro che trasparente. Sono stati inseriti studenti esterni, ma non sono ancora state pubblicate le graduatorie complete dei candidati. È una situazione che va contro i principi della pubblica amministrazione”, conclude Bassi, mettendo in dubbio la reale volontà di ascolto da parte del Ministero.