Il ponte di Torre d’Oglio compie cento anni: un secolo sospeso sull’acqua

SAN MATTEO DELLE CHIAVICHE (VIADANA) – Cento anni di storia sospesa sull’acqua, tra memoria, identità e paesaggio. Il ponte di barche di Torre d’Oglio compie un secolo dalla sua inaugurazione e resta uno dei simboli più riconoscibili del territorio viadanese. Realizzato nel 1926 a pochi metri dalla confluenza tra Oglio e Po, è oggi uno dei pochissimi ponti in chiatte ancora funzionanti in Italia su una strada di rilievo, tanto da essere considerato anche una vera attrazione turistica.
Una ricorrenza importante che va ben oltre l’aspetto infrastrutturale. Il ponte rappresenta infatti un segno profondo della storia locale e di un modo antico di attraversare i grandi fiumi padani. Proprio per questo sono in preparazione le celebrazioni del centenario, coordinate da Elisa Montanari, referente dell’Ecomuseo di San Matteo e guida ambientale escursionistica. L’obiettivo è aprire ufficialmente i festeggiamenti in autunno, utilizzando i prossimi mesi per ricerche storiche e per costruire un programma condiviso di iniziative. Alla cittadinanza è rivolto un appello a contribuire con fotografie, documenti, ricordi e aneddoti legati al ponte.

Progetti, guerra e rinascita: la storia del ponte

Prima della costruzione del manufatto, l’Oglio veniva attraversato tramite zattere e battelli a pagamento, una pratica in uso dal 1750 fino ai primi decenni del Novecento. Un primo progetto di ponte in chiatte, firmato dall’ingegner Arrivabene nel 1913, non vide mai la luce a causa dello scoppio della Prima guerra mondiale. Nel 1922 fu presentato un nuovo progetto dall’ingegner Rotter e, quattro anni più tardi, grazie alla costituzione di un consorzio tra i Comuni di Viadana, Marcaria e Dosolo, il ponte fu finalmente realizzato. La sua storia è stata segnata anche dagli eventi bellici: nel 1945 venne bombardato e alcune chiatte affondarono. L’opera fu però ripristinata in tempi rapidissimi e riaperta già nel settembre dello stesso anno, perché ritenuta indispensabile per i collegamenti del territorio. Dal 1961 la proprietà è passata alla Provincia di Mantova, che nel tempo ha garantito manutenzione e interventi strutturali.
Il ponte, considerato un vero monumento di archeologia dei trasporti, in origine era dotato di quattro diversi approdi, collocati a differenti altezze lungo le sponde del fiume. La parte galleggiante veniva spostata manualmente tramite un sistema di cavi, in base al livello dell’acqua. Negli ultimi quindici anni l’infrastruttura è stata interessata da due importanti interventi di ammodernamento, pensati per aumentare la sicurezza dei pontieri e ridurre le chiusure al traffico.

I quattro ponti di barche che segnavano il Mantovano

I ponti di barche erano una presenza diffusa fino agli anni 60 del secolo scorso lungo il Po e i suoi affluenti. Nel Mantovano se ne contavano quattro. A Viadana il ponte in chiatte fu rimosso nel 1966. A Borgoforte, dove il ponte di barche era stato inaugurato nel 1869, la sostituzione con una struttura fissa avvenne nel 1963; il vecchio attraversamento rimase però immortalato nel film Il mulino del Po di Alberto Lattuada del 1949.

ponte di barche Viadana-Boretto anni ’50

A San Benedetto Po si dovette attendere il 1966 per il nuovo ponte, che prese il posto di quello realizzato nel 1920. Oggi è in fase di realizzazione quello nuovo di cui è già stata completata la parte in alveo e nei prossimi mesi inizieranno i lavori per quella in golena. A Sermide, infine, il ponte di barche resistette fino al 1970. Con il passare degli anni, queste infrastrutture vennero progressivamente eliminate, fino a diventare una rarità: oggi, su strade di una certa importanza, in tutta Italia ne restano solo due, quello di Torre dl’Oglio e uno a Bereguardo in provincia di Pavia.

Il ponte di Torre d’Oglio sul grande e piccolo schermo

Nel corso degli anni, il fascino del ponte di Torre d’Oglio ha conquistato anche il cinema, diventando set di numerose produzioni: da Il corpo della ragassa di Pasquale Festa Campanile a Don Camillo con Terence Hill, da I promessi sposi di Salvatore Nocita a Radiofreccia di Luciano Ligabue, fino a Lei mi parla ancora di Pupi Avati.