GOITO – Paolo Camellini è stato assolto. Si chiude così, con il proscioglimento dalle accuse, la lunga vicenda giudiziaria dell’artigiano di Goito detenuto da quasi quattro anni in Kenya. Una decisione attesa con apprensione dai familiari e da quanti, nel Mantovano, avevano seguito il caso e sostenuto le iniziative organizzate per affrontare le spese legali.
Camellini, oggi 53enne, era stato arrestato il 16 febbraio 2022 a Kisumu, città affacciata sul lago Vittoria, dopo una denuncia presentata dall’ex moglie keniana. L’accusa riguardava una presunta violenza ai danni del figlio della donna.
Il procedimento giudiziario aveva portato inizialmente alla condanna all’ergastolo. Nel maggio 2023 l’Alta Corte di Kisumu aveva confermato la responsabilità dell’imputato, riducendo però la pena a trent’anni di reclusione. Camellini, che durante l’intera vicenda si è sempre proclamato innocente, aveva quindi proseguito la battaglia giudiziaria fino all’ultimo grado di giudizio.
La sentenza definitiva ha ora ribaltato l’esito dei precedenti processi, assolvendo l’artigiano goitese dalle accuse contestate. Il provvedimento apre la strada alla sua scarcerazione e al ritorno in Italia, dopo una detenzione trascorsa in condizioni particolarmente difficili nel carcere del distretto di Kisumu.
In questi anni la famiglia non aveva mai smesso di seguire il caso, promuovendo anche una raccolta fondi per sostenere i costi dell’assistenza legale.
Con l’assoluzione termina una vicenda iniziata nel febbraio del 2022 e passata attraverso una condanna all’ergastolo, la successiva riduzione della pena a trent’anni e il ricorso conclusivo.
Per l’uomo è stata disposta la scarcerazione immediata – ha spiegato il fratello Mauro – e la prossima settimana, salvo imprevisti, tornerà a casa dove lo attendono la madre e i familiari.
“Siamo finalmente felici. Abbiamo lottato quattro anni per la verità, ma la giustizia è arrivata”. Mauro Camellini, fratello di Paolo, il 53enne mantovano appena assolto in Kenya dopo una detenzione iniziata nel febbraio 2022, non trattiene la commozione. “Finalmente i giudici hanno guardato i fatti, le prove hanno dimostrato la sua innocenza e ora mia madre, io e i miei fratelli non vediamo l’ora di abbracciarlo” dice all’Adnkronos.
“Ora bisognerà attendere i documenti che attestano che è un uomo libero e potrà tornare… la prossima settimana dovrebbe essere a casa chiudendo così, con un lieto fine, la vicenda. La giustizia arriva, può essere lunga, ma arriva” dice. E alla domanda su quale sarà la prima cosa che farà con il fratello che non vede da anni, Mauro tentenna, poi risponde con ironia: “Un calcio in c..” – quasi a scacciare una paura durata anni anni e che è difficile tradurre in parole – “poi lo abbraccio forte”.


















