MANTOVA – Quasi 9.100 persone raggiunte il 2,2% della popolazione provinciale, 2.934 nuclei familiari incontrati e 2.307 minori che vivono nelle famiglie assistite. Sono alcuni dei numeri più significativi del Rapporto 2025 della Caritas diocesana di Mantova, presentato questa sera al Centro Sociale Alessio Artoni di Lunetta. Un quadro che racconta una povertà sempre più complessa, che non riguarda soltanto chi è senza lavoro, ma anche chi dispone di un reddito insufficiente per affrontare le spese quotidiane.
Tra i dati più preoccupanti l’aumento delle persone sole e la crescente presenza di italiani tra quanti si rivolgono ai servizi di assistenza.
Il rapporto, intitolato “Prossimi. Fragilità che si intrecciano, comunità da attivare”, è stato curato dall‘Osservatorio delle Povertà e delle Risorse della Caritas diocesana in occasione della decima Giornata mondiale dei poveri. La presentazione ha visto anche un dibattito tra il direttore della Caritas diocesana Matteo Amati, Massimo Pallottino, coordinatore dell’Unità Studi e Advocacy di Caritas Italiana, e Chiara Sortino, vicesindaco di Mantova e assessore al Welfare.
Aumentano gli italiani in difficoltà, quasi uno su tre vive solo
Nel 2025 i Centri di Ascolto della rete Caritas hanno incontrato 2.934 nuclei familiari, un dato sostanzialmente stabile rispetto ai 2.948 del 2024. Gli italiani sono 1.043, pari al 35,5% del totale, la quota più alta degli ultimi sei anni, mentre i nuclei di cittadinanza straniera sono 1.891, cento in meno rispetto all’anno precedente.
Un dato significativo riguarda la durata delle situazioni di disagio. Nel 2025 sono stati 694 i nuclei incontrati per la prima volta, quasi uno su quattro. L’aumento degli italiani riguarda quindi soprattutto persone già conosciute dalla Caritas, che faticano a uscire da una condizione di bisogno diventata persistente.
Tra gli italiani assistiti l’età media è di 48 anni e quasi tre su dieci vivono soli. La solitudine non riguarda soltanto gli anziani: quasi due terzi degli italiani che vivono soli hanno tra i 40 e i 65 anni. Complessivamente, tra il 2020 e il 2025, la percentuale di persone sole incontrate dalla rete è salita dal 13,5% al 18,2%.
Il lavoro non basta più: redditi insufficienti e famiglie indebitate
La povertà economica rimane la principale ragione per cui le persone si rivolgono alla Caritas. L’81% presenta bisogni legati alle difficoltà economiche, mentre per il 56% viene rilevato un reddito insufficiente a sostenere la vita quotidiana. Il 41,4% delle persone incontrate è disoccupato, ma c’è anche chi dispone di un lavoro, di una pensione o di altre entrate che non bastano a coprire le necessità familiari.
È la cosiddetta fascia grigia, composta da lavoratori precari, famiglie monoreddito con figli e pensionati che, pur disponendo di qualche risorsa, non riescono ad arrivare alla fine del mese.
A questo si aggiunge il sovraindebitamento: tra le famiglie seguite dal servizio Proximis, oltre la metà è italiana e un nucleo italiano su due presenta una situazione di indebitamento eccessivo. Preoccupa anche la condizione dei minori. Sono 2.307 i bambini e ragazzi che vivono nei nuclei familiari seguiti dalla rete Caritas, circa il 3% dei minori della provincia. Le difficoltà economiche rischiano di compromettere i percorsi scolastici, alimentando la trasmissione della povertà da una generazione all’altra.
Per quanto riguarda gli stranieri, il rapporto evidenzia che la grande maggioranza è regolarmente presente sul territorio: solo il 7% è privo di permesso di soggiorno. Le difficoltà sono spesso legate alla precarietà lavorativa, al mancato riconoscimento dei titoli di studio e alla mancanza di reti sociali. Nel 2025 sono state inoltre 256 le persone senza dimora incontrate, pari al 9% del totale.
Il vescovo Marco Busca: “Scuola, lavoro e solitudine le tre priorità”
Dai numeri alle possibili soluzioni. È questo il passaggio sul quale ha insistito il vescovo di Mantova, Marco Busca, spiegando che “abbiamo deciso per un evento pubblico che coinvolga amministratori, istituzioni e cittadinanza per trovare soluzioni che dobbiamo costruire insieme”, ha sottolineato il vescovo.
Tre le principali direttrici sulle quali concentrare il lavoro. La prima riguarda il sostegno ai percorsi scolastici ed educativi, per evitare che le difficoltà economiche portino i ragazzi a interrompere gli studi. La seconda punta a favorire una maggiore stabilità lavorativa delle persone migranti, creando occasioni di incontro tra domanda e offerta di lavoro. La terza riguarda invece la solitudine e la necessità di ricostruire legami sociali.
“Dobbiamo cercare di capire come creare delle reti più forti a partire dalle famiglie, dal vicinato, dalle comunità per fare in modo che anche i servizi non vengano completamente delegati al welfare”, ha spiegato Busca, sottolineando la necessità di un’alleanza tra realtà ecclesiali e istituzioni pubbliche.
Amati e Murari: “Serve un nuovo modello di welfare”
Sulla necessità di ripensare il sistema di assistenza si è soffermato anche il direttore della Caritas diocesana Matteo Amati, evidenziando come le risposte ai bisogni non possano limitarsi alla semplice erogazione di servizi. L’obiettivo, ha spiegato, è superare “il modello di welfare attuale che in molti casi prevede un rapporto duale tra l’utente e l’operatore senza considerare la persona nel suo contesto sociale e le capacità e le risorse che la persona può mettere”.
Un’impostazione condivisa anche dal sindaco di Mantova Andrea Murari, che ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà crescenti degli enti locali.
“Che nel welfare l’innovazione sia necessaria ce lo dicono gli scenari chiarissimi che vedono un aumento dei bisogni da un lato e una diminuzione delle risorse pubbliche in capo ai Comuni. Dobbiamo cercare di costruire una grande rete con pubblico e terzo settore e avere una conoscenza del territorio molto approfondita. Negli anni ci siamo allenati a fare questo perché non è di certo una situazione nuova, ma è senz’altro una situazione che è diventata più difficile e più sfidante”.
Il rapporto indica quindi tre ambiti di intervento concreto: sostenere le famiglie vulnerabili per garantire la continuità scolastica dei figli, costruire un tavolo tra istituzioni e imprese per favorire formazione e inserimento lavorativo e sviluppare un welfare più attento alle persone e alle loro relazioni.
Un impegno che parte anche dalla presenza capillare del volontariato. Nel 2025 sono stati 1.007 i volontari della rete Caritas, che hanno dedicato complessivamente 93.887 ore di servizio, equivalenti al lavoro di 49 persone a tempo pieno per un anno. Un patrimonio di solidarietà sul quale costruire le risposte alle nuove povertà.

















