«Lunedì faremo i nomi di quelli che ci sono stati riferiti come possibili mandanti e possibili esecutori». Gianluca Vinci, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, ha annunciato al Tg1 di oggi, 17 ottobre, nuovi sviluppi negli accertamenti sulla fine dell’ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013.

Alla domanda della giornalista su chi siano queste persone, Vinci ha risposto: «Sono dei soggetti vicini alla ’ndrangheta ma non direttamente collegati alla ’ndrangheta, gente lontana da Siena». Dichiarazioni che si inseriscono nel lavoro della commissione sulla pista del possibile omicidio, con particolare attenzione ai collegamenti con Viadana.
«Il movente è sempre legato al denaro, quindi all’attività lavorativa di Rossi, non posso dire oltre, gli atti sono stati depositati ieri», ha sottolineato Vinci. Nel servizio del Tg1 è stato inoltre riferito che Mps resta parte lesa ma che dal lavoro della commissione emergerebbe «la responsabilità di qualcuno vicino all’ambiente lavorativo di Rossi».
I fascicoli delle Dda e le sponsorizzazioni sportive
Sugli incroci tra la vicenda Rossi e gli affari delle cosche risulterebbero aperti fascicoli d’indagine presso le Direzioni distrettuali antimafia di Firenze, Bologna e Brescia, quest’ultima per il filone relativo a Viadana.
Uno degli ambiti di approfondimento riguarda la gestione di un portafoglio di circa 50 milioni di euro di sponsorizzazioni sportive della banca senese. Secondo le ipotesi riportate, la morte di Rossi potrebbe essere collegata proprio alla gestione di queste risorse. Un possibile movente economico sul quale si concentrano gli accertamenti e che resta da verificare.
L’attenzione è rivolta anche al numero 4099009 trovato nel telefono di Rossi, che sarebbe riconducibile a un certificato di deposito ordinario a tasso fisso al portatore, con scadenza il 31 agosto 2013, rilasciato da una filiale bancaria di Viadana della Banca Popolare di Puglia e Basilicata. Non si tratterebbe dunque di un tradizionale conto corrente intestato a una persona.
Il punto da chiarire è perché quel riferimento fosse nel cellulare del responsabile della comunicazione di Mps e quale eventuale collegamento possa avere con la sua morte.
La filiale di Viadana e l’inchiesta Grimilde
La filiale bancaria di Viadana è emersa anche nell’inchiesta antimafia Grimilde, coordinata dalla Dda di Bologna, sugli affari del clan Grande Aracri nel tessuto economico dell’Emilia-Romagna e in alcune zone della Lombardia, compresa la provincia di Mantova. Secondo quanto più volte riportato dalla stampa, la criminalità organizzata avrebbe utilizzato quella banca anche per ottenere contanti illegalmente e riciclare denaro proveniente da attività illecite.
È in questo contesto che si collocano gli approfondimenti della commissione sui possibili legami tra la vicenda Rossi e il clan di Cutro.
Le nuove analisi del Ris hanno intanto alimentato la pista sostenuta dalla commissione: quella di un’aggressione nell’ufficio di Rossi, nel corso di un’intimidazione finita in tragedia, che avrebbe coinvolto più persone. Si tratta della ricostruzione sulla quale l’organismo parlamentare sta lavorando, non di responsabilità giudiziariamente accertate.
Il verbale secretato e i nomi annunciati da Vinci
Un ulteriore elemento è rappresentato dalle dichiarazioni che, secondo Il Giornale, un appartenente alla ’ndrangheta attualmente in carcere avrebbe reso in un verbale secretato di una Procura antimafia. L’uomo avrebbe indicato presunti mandanti ed esecutori del possibile omicidio, chiamando in causa anche un parlamentare del Pd.
Sono indicazioni riferite dal quotidiano, la cui attendibilità deve essere vagliata. Ma a queste notizie oggi si aggiunge l’annuncio di Vinci al Tg1: a tredici anni dalla morte di David Rossi, il caso potrebbe essere davvero vicino a una svolta.


















