MANTOVA – Un investimento sulla prevenzione che sta già dando risultati concreti. L’arrivo del nuovo densitometro Hologic Horizon alla Casa di Cura San Clemente, grazie alla donazione di Fondazione Comunità Mantovana, si traduce oggi in numeri significativi e in un deciso miglioramento della capacità diagnostica sul territorio, in particolare per una patologia diffusa come l’osteoporosi.
L’impatto della nuova tecnologia è confermato dai dati raccolti dopo l’attivazione: sono già 1.425 gli esami densitometrici eseguiti, con una fragilità ossea riscontrata nel 60% dei casi. Un dato che testimonia la capacità dello strumento di intercettare precocemente situazioni a rischio.
In Italia, infatti, la malattia interessa circa 5 milioni di persone: una donna su tre e un uomo su cinque dopo i 50 anni. Secondo i dati Istat 2023, il 7,7% della popolazione ha ricevuto una diagnosi, con percentuali che crescono sensibilmente con l’età fino a superare il 30% oltre i 74 anni.
Un quadro che rende centrale il tema della prevenzione, come sottolinea il dottor Luigi Gobio Casali, consigliere di Fondazione Comunità Mantovana: “Molto prima della diagnosi, però, occorre preoccuparsi della prevenzione dell’osteoporosi, che consiste nel movimento regolare, in un’alimentazione ricca di calcio e nella corretta integrazione di vitamina D”.
Lo stesso Gobio Casali evidenzia il valore strategico dell’investimento: “Tuttavia, affinché la prevenzione sia davvero efficace, serve anche la possibilità di individuare precocemente eventuali fragilità scheletriche. È per questo che la nostra Fondazione ha scelto di sostenere l’acquisto del nuovo densitometro HOLOGIC HORIZON da parte della Casa di Cura San Clemente: è necessario offrire al territorio uno strumento per ottenere diagnosi tempestive, accurate e perciò utili a prevenire fratture patologiche”.
Sul piano clinico, il salto di qualità è evidente anche per gli operatori sanitari. Il dottor Piervincenzo Storti, Direttore Sanitario della Fondazione Teresa Camplani, sottolinea: “Grazie alla donazione della Fondazione, un modello virtuoso di collaborazione tra realtà sanitarie ed enti del territorio, oggi non facciamo solo più esami, ma li facciamo meglio. Il nuovo macchinario è velocissimo, riducendo i tempi d’attesa, ma soprattutto è ultra-preciso. Tramite il modulo TBS, riusciamo a vedere la qualità interna dell’osso (la sua architettura) e non solo la “quantità di osso” (cioè la densità minerale ossea). Questo ci permette di intervenire con terapie avanzate anche nei casi di osteoporosi severa, prevenendo fratture che potrebbero compromettere l’autonomia delle persone”.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la gestione dei pazienti più complessi, come evidenzia il dottor Massimo Garofano, Responsabile di Medicina Generale della struttura: “Disporre di una tecnologia così avanzata consente finalmente di riconoscere precocemente queste condizioni e impostare trattamenti mirati nei casi più complessi”.
Nel suo ambulatorio di malattie osteometaboliche vengono seguiti ogni anno centinaia di pazienti, non solo anziani ma anche persone con fragilità legate a patologie endocrine, infiammatorie o a terapie farmacologiche prolungate.
I risultati ottenuti confermano quindi l’impatto concreto della nuova strumentazione nel migliorare diagnosi e prevenzione, contribuendo a ridurre il rischio di fratture e a preservare autonomia e qualità della vita. “Non va dimenticato”, conclude Gobio Casali, “che purtroppo anche la nostra provincia è soggetta a un progressivo invecchiamento della popolazione, in linea con quanto si verifica nel Paese”.















