Doveva essere la serata delle risposte, si è trasformata nell’ennesimo appuntamento con l’attesa. Nell’affollata sala Tosatto il confronto pubblico ieri sera sul ponte tra Calvatone e Acquanegra sul Chiese ha certificato una realtà ormai chiara: il cronoprogramma è saltato e, oggi, non esiste una data certa per la riapertura del collegamento.
A fare il punto tecnico è stato l’ingegner Davide Pisana, referente della Provincia di Cremona, che ha ripercorso i due anni e otto mesi di chiusura: il progetto di fattibilità è stato approvato nell’agosto 2025, ma nel frattempo sono cambiate le norme statali sui ponti Bailey militari.
Le nuove linee guida del Consiglio superiore dei lavori pubblici, approvate il 19 dicembre 2025 e attese per mesi, impongono verifiche aggiuntive sui materiali dell’Esercito e l’attestazione di idoneità. Senza questi passaggi non è possibile consegnare i lavori. Tradotto: si torna indietro.
Il piano che prevedeva l’avvio del cantiere a inizio 2026 e la conclusione nel 2027 non è più valido. Prima serviranno formalizzazione con le Forze Armate, validazione del progetto esecutivo, gara d’appalto e circa un anno di lavori con collaudo finale. Quando inizierà davvero tutto questo resta incerto.
Proteste e sfiducia dei cittadini
Il numerosissimo pubblico non ha nascosto rabbia e sconforto. Il titolare della pasticceria “La dolce follia”, Maurizio Bardella, ha lasciato la sala per protesta ricordando che la chiusura del ponte ha già causato la cessazione di cinque attività commerciali tra i due comuni. Il Comitato ponte, rappresentato da Enrico Tavoni e Alvaro Busi, ha chiesto una data certa, mentre alcuni cittadini hanno parlato apertamente di “vergogna”. La sindaca di Calvatone Valeria Patelli ha ammesso che la comunità sperava almeno in una prospettiva definita, e la collega di Acquanegra Monica De Pieri ha riconosciuto i pesanti disagi per famiglie e imprese, pur ribadendo la necessità di rispettare le nuove normative.
Ritardi, ristori e scontro politico
Il presidente della Provincia di Cremona Roberto Mariani ha criticato i ritardi e annunciato ristori provinciali alle attività economiche: non saranno ingenti, ma rappresentano un segnale concreto. Posizione condivisa anche dal consigliere delegato mantovano della Provincia Enrico Volpi, che porterà il tema a Mantova. Il consigliere regionale Marco Carra ha invece evidenziato le responsabilità politiche sui mancati ristori regionali, distinguendo tra ruolo di maggioranza e opposizione, mentre i parlamentari Andrea Dara e Antonella Forattini hanno aggiornato sull’iter normativo. La Provincia di Cremona si è inoltre detta pronta ad assumersi alcune verifiche tecniche normalmente affidate all’Esercito, in particolare l’analisi dei materiali, per accelerare la procedura.
L’intervento di Torchio: “La Regione non si sfili”
Tra gli interventi più netti quello del sindaco di Bozzolo Giuseppe Torchio, che ha richiamato il precedente del ponte di Casalmaggiore e i ristori regionali concessi allora ai commercianti danneggiati.
Ha ricordato anche lo stanziamento recente di 250 mila euro da parte della Regione Toscana per una frazione di Pistoia, sottolineando che eventuali contributi provinciali non possono sostituire l’impegno diretto della Regione Lombardia. Torchio ha poi chiesto celerità nella pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle linee guida: un passaggio burocratico che, ha osservato polemicamente, “sembra procedere alla velocità di un metro al giorno”. L’assemblea si è chiusa con l’impegno a mantenere il dialogo con la popolazione, ma senza un calendario preciso.
Per cittadini e imprese resta una sola certezza: il ponte è ancora fermo e il traguardo si è ulteriormente allontanato.














