Rsa, rette su del 16% e carenza personale: Pd propone riforma, maggioranza la boccia

Una riforma strutturale del sistema delle RSA lombarde con un investimento di 200 milioni di euro nel triennio 2026-2028. È la proposta avanzata dal Gruppo regionale del Partito Democratico in Consiglio regionale, attraverso una mozione presentata con primo firmatario il consigliere Davide Casati, per sollecitare la Giunta di Regione Lombardia a intervenire in modo organico su un comparto che coinvolge circa 700 strutture e oltre 65mila famiglie.
La mozione, però, ieri è stata in larga parte bocciata dalla maggioranza. A sottolinearlo è il consigliere regionale Marco Carra, che parla di una scelta politica che “ignora gravi criticità destinate prima o poi a esplodere”, aggravando ulteriormente una situazione già complessa sotto il profilo economico e sociale.

Secondo Carra, il sistema della residenzialità lombarda soffre da anni di problemi strutturali mai affrontati. I bisogni assistenziali aumentano, la popolazione invecchia e la complessità clinica degli ospiti cresce, ma il numero dei posti letto resta insufficiente e non si è proceduto alla riapertura delle contrattualizzazioni. Le RSA lombarde registrano un tasso di saturazione del 98%, segno di un sistema al limite della capacità. A pesare sono anche i costi. Negli ultimi quattro anni le rette sono aumentate del 16,4%, con un impatto diretto sulle famiglie, mentre i contributi regionali non risultano adeguati ai livelli di assistenza richiesti. Le strutture, inoltre, si trovano a fronteggiare una forte carenza di personale – infermieri, OSS e ASA – destinata a peggiorare con i pensionamenti previsti nei prossimi anni, oltre all’aumento dei costi dei farmaci.

Tra i punti della riforma proposta dal Pd vi era anche l’intervento sul tema delle rette per gli ospiti affetti da demenze e Alzheimer, oggi al centro di numerosi ricorsi, con l’obiettivo di definire criteri più equi e sostenibili. Un nodo che, secondo Carra, la maggioranza ha scelto di non affrontare. Dei dieci punti contenuti nella mozione, ne sono stati approvati soltanto due. Il primo prevede la riconfigurazione delle RSA come centri di servizi integrati nel tessuto territoriale, in rete con le future Case di Comunità, così da garantire continuità e prossimità delle cure tra servizi residenziali, semiresidenziali, domiciliari e territoriali. Il secondo riguarda l’avvio di sperimentazioni di Centri di Valutazione e Prenotazione (C.V.P.) pubblici, con il compito di valutare il bisogno assistenziale e orientare anziani e famiglie verso l’inserimento più appropriato, mantenendo la posizione in lista nella struttura di preferenza anche in caso di inserimento temporaneo altrove. Per Carra, tuttavia, si tratta di interventi parziali che non risolvono le criticità di fondo: senza un piano complessivo su posti letto, finanziamenti, personale e sostenibilità delle rette, il rischio è quello di lasciare irrisolto un problema che riguarda migliaia di famiglie lombarde e un settore fondamentale del sistema sociosanitario regionale.