MANTOVA – La Regione annuncia una misura per ridurre i costi dei trasporti sanitari delle persone fragili, ma un mese dopo le famiglie continuano a pagare e non trovano risposte su come accedervi. È la denuncia di Gianni Mistrorigo, medico conosciuto a Mantova anche per il suo profondo legame con lo sport e l’associazionismo locale, che chiede conto dell’attuazione del provvedimento approvato a metà settembre dalla Giunta lombarda.
«Nei giorni scorsi la mia famiglia ha dovuto sborsare per trasporti programmabili in ospedale 380 euro, oltre alle rette mensili, naturalmente», scrive Mistrorigo. Sua madre e sua zia risiedono infatti stabilmente in una Rsa accreditata: proprio alla direzione della struttura si è rivolto per sapere come usufruire della misura. Ma, riferisce, senza ottenere le indicazioni cercate. «Di quella delibera, ad oggi, nessuno sa nulla sul nostro territorio».
«Dateci risposte sulla delibera»
L’amarezza e l’irritazione del medico nascono dalla distanza tra gli impegni annunciati e quanto ha vissuto direttamente. Mistrorigo richiama le parole dell’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, che aveva presentato il provvedimento come uno strumento per rendere più semplice e appropriata la presa in carico e il trasporto sanitario non urgente degli ospiti delle strutture residenziali, abbattendo i costi per le famiglie.

«Sacrosante parole», commenta. Poi, però, mette in fila gli elementi che rendono ancora più pressante la sua richiesta di spiegazioni: la delibera è stata approvata, è stata pubblicata sul Bollettino ufficiale di Regione Lombardia e prevedeva che le modalità operative fossero definite entro quindici giorni dall’approvazione. Un termine che, essendo il provvedimento di metà settembre, è ormai trascorso.
Mistrorigo sottolinea inoltre che per la misura è previsto un milione di euro per il 2026, attraverso risorse già disponibili nei bilanci delle Ats, derivanti da entrate proprie extra fondo, senza ulteriori oneri per il bilancio regionale. Un intervento che definisce «molto importante per le famiglie», ma del quale chiede di conoscere il concreto percorso di applicazione.
«Invito e sollecito pertanto cortesemente, a beneficio di tantissime persone, a fornire precise informazioni e chiarimenti sul percorso operativo della delibera», scrive rivolgendosi ai soggetti istituzionali responsabili dell’attuazione: Ats e Areu, cui è affidata la regia, in coordinamento con la Direzione generale Welfare e con il coinvolgimento delle Asst e delle strutture residenziali.
Il percorso previsto dalla Regione, anche nella fase transitoria
Il provvedimento, illustrato il 16 settembre scorso, ha avviato un percorso per rendere omogenee le modalità di presa in carico degli ospiti di Rsa, residenze per persone con disabilità e comunità sociosanitarie che necessitano di prestazioni sanitarie non urgenti.
Il modello punta prima di tutto a evitare gli spostamenti non necessari attraverso telemedicina e teleconsulto, prevedendo anche, nei casi appropriati e attraverso accordi con l’Asst, la presenza dello specialista nella struttura. Quando invece è necessario raggiungere un ospedale o un’altra struttura sanitaria, è prevista la possibilità di utilizzare le convenzioni delle Asst già in essere per i trasporti sanitari semplici, secondo requisiti da definire.
Era stato indicato anche cosa fare nell’attesa delle modalità operative: le strutture residenziali avrebbero dovuto rivolgersi direttamente all’Asst di riferimento che, attraverso la Centrale operativa territoriale, avrebbe valutato il bisogno e individuato la risposta più adeguata, utilizzando quando necessario le convenzioni disponibili.
Un percorso sulla carta già delineato, sul quale Mistrorigo pretende ora chiarezza per la propria famiglia e per tutte quelle nella stessa situazione. E lo fa richiamando proprio l’impegno assunto da Bertolaso: che non sia il cittadino, soprattutto se fragile, a dover affrontare una «via crucis» per ottenere le cure di cui ha bisogno.


















