Sant’Antonio Abate, Coldiretti Mantova: “insegniamo il valore del cibo alla comunità”

QUISTELLO – Quanto vale il cibo? E come si misura il valore? È sufficiente un indicatore economico oppure il cibo è molto di più e bisogna valutare un insieme ampio di parametri? La risposta è scontata, perché il cibo è cultura, valore, comunicazione, economia e sociologia, significa condivisione, ma anche perdono; il cibo è un simbolo (anche religioso) e purtroppo a volte può essere anche un sintomo, quando subentrano le anomalie alimentari. Il cibo è vissuto ed esperienza personale, è identità di territori e di popoli e molto altro. Abbondanza di cibo e fame, digiuno e peccati di gola.
Se ne è parlato questa mattina al convegno organizzato da Coldiretti Mantova a Quistello, epicentro delle celebrazioni per Sant’Antonio Abate, patrono degli allevatori e protettore degli animali. Evento di riferimento per l’intera comunità di Coldiretti Mantova, grazie al dialogo con la Diocesi di Mantova, la festa di Sant’Antonio Abate – grazie agli sforzi organizzativi di Mauro Piva – è da oltre dieci anni un momento di riflessione sui grandi temi che abbracciano etica, agricoltura, spiritualità e visione del futuro.
“Gli agricoltori non producono solo cibo – ha spiegato il presidente di Coldiretti Mantova, Fabio Mantovani – tutelano l’ambiente e il territorio, le tradizioni e la cultura e il momento della tavola, per il mondo agricolo, è sempre stato un momento di unione della famiglia, dove anche le grandi decisioni venivano condivise”.
Mondi che sembrano un ricordo lontano. “Oggi stanno diminuendo numericamente le famiglie che operano in agricoltura e, al loro interno, anche il numero dei componenti è sempre più risicato. In una società moderna, con mille impegni, anche il momento del pranzo o della cena sono sempre meno frequenti e in questo modo si rischia di perdere il gusto del cibo, i suoi valori, la consapevolezza anche dei passaggi necessari per produrlo – ha proseguito Mantovani -. Bisogna riscoprire il piacere della famiglia, perché cibo è anche tempo e condivisione. Come Coldiretti facciamo educazione alimentare nelle scuole proprio per raccontare che cosa si fa nei campi e come si costruisce una tradizione alimentare”.
Il rapporto del cibo e il suo valore seguono dinamiche molteplici. Lo hanno spiegano dal palco del Cinema Teatro Lux di Quistello Valentina Ambrosini, un passato all’Università Bicocca di Milano e oggi all’Ispettorato di Locarno, in Svizzera, dove insegna educazione alimentare ai bambini e ai genitori. “Il cibo è lo specchio della società”, ha affermato Ambrosini. Ma può anche essere il frutto di una consapevolezza interiore con una profonda spiritualità, come nel caso di Pietro Leemann, presidente Ecovillage&Sanctuary di Bordei e alimentarista, primo in Europa a conquistare la Stella Michelin col ristorante vegetariano Joya, in quel di Milano. Il cibo, però ha aggiunto, “deve essere anche piacere, una logica punitiva del cibo è insensata”.
Il cibo, nella tradizione cristiana, “è vita; nella Bibbia sedersi a tavola è sinonimo di perdono, di riconciliazione”, ha detto don Manuel Beltrami della Diocesi di Mantova. “Non è vero che l’uomo è ciò che mangia, come disse Feuerbach, al contrario noi siamo con chi mangiamo, come dice la Bibbia”.
In sala anche Marco Speziali, presidente di Confai Mantova che ribadito l’importanza delle nuove tecnologie per il miglioramento della salubrità dell’aria, dell’acqua e del terreno e questo si ripercuote ovviamente anche sulla sostenibilità delle produzioni e il valore del cibo di cui si è parlato durante il convegno.
Come da tradizione, Coldiretti Quistello, presieduta da Roberto Siliprandi, ha affidato in custodia per il 2026 la statuetta di Sant’Antonio Abate alla cantante lirica Anna Malavasi, natali a Quistello e palcoscenici internazionali. Distribuito anche un calendario, “Il cibo del mondo”, curato dagli studenti della scuola primaria (classi quinte) e secondaria “Gorni” di Quistello, presentato dagli studenti insieme al sindaco, Gloriana Dall’Oglio.