Siccità: “Innovare i metodi irrigui nel Mantovano ma non stravolgerli”. Anbi: “pronti col piano invasi in pochi mesi”

MANTOVA – “Avremmo bisogno di investire un miliardo all’anno per i prossimi dieci anni per le infrastrutture irrigue. Le risorse ci sono e già oggi i consorzi di bonifica hanno progetti cantierabili per quattro miliardi di euro. Dobbiamo investire per il futuro”.
Da Mantova, terra d’acqua e di cultura per eccellenza, con una rete irrigua secolare, il presidente dell’Associazione nazionale delle bonifiche italiane (Anbi), Francesco Vincenzi, rilancia il Piano laghetti e il trema delle infrastrutture necessarie per fronteggiare le sfide della gestione delle acque, dei cambiamenti climatici, della sovranità alimentare, della tutela del paesaggio.

Un progetto ambizioso, sostenuto a livello nazionale da Coldiretti, e presentato nel corso del convegno “La sfida della sicurezza idrogeologica e della disponibilità idrica per un territorio di eccellenze agroalimentari e culturali”, organizzato dai consorzi Territori del Mincio, Garda Chiese, Terre dei Gonzaga, Navarolo, coordinati dal Consorzio Mincio, per celebrare i 100 anni dei moderni Consorzi di bonifica.

È nella mente dei relatori e delle istituzioni presenti nella affollatissima Sala degli Arcieri di Palazzo Ducale di Mantova l’emergenza siccità del 2022, che provocò – ricorda il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini – “sei miliardi di euro di danni”.
“Dobbiamo investire sulle infrastrutture e sui bacini di accumulo, un’istanza che era nata alcuni anni fa e che non fu purtroppo ascoltata, per i soliti ‘comitati del No’ che hanno portato nel frattempo ad avere per assenza di manutenzione una diminuita capacità di accumulo”.
Prandini da Mantova spinge per una gestione dell’acqua che parta dalla realizzazione delle infrastrutture necessarie. “Sul Lago d’Idro aspettiamo l’intervento sulla cosiddetta Galleria degli Agricoltori e da più di 20 anni non vediamo la realizzazione dell’opera – attacca -. Eppure, con una simile opera potremmo avere quasi il 50% di acqua in più che metterebbe al riparo dalla siccità migliaia di ettari. Le infrastrutture irrigue potrebbero, inoltre, “portare l’acqua dove non c’è – spiega Prandini -. I bacini di accumulo non sono solo da intendersi come difesa dalla siccità, ma servono anche per generare valore economico nella filiera agroalimentare, tenuto conto che l’acqua crea valore aggiunto e lo vediamo bene in Lombardia, dove sul 30% della superficie agricola lombarda produciamo l’80% del valore aggiunto dell’agricoltura regionale”.

Cronaca e visioni future in parte si sovrappongono, perché le proiezioni al 2100, illustrate da Claudio Gandolfi, docemte ordinario di Idraulica Agraria e Sistemazioni idraulico forestali dell’Università di Milano, sembrano dire già oggi che “nel 2100 tenderemo ad avere sempre più portate elevate di acqua nei periodi di inizio primavera e più bassi nel periodo estivo – spiega -. Sono scenari predittivi, certamente, sui quali lavorare per gestire al meglio l’acqua nel reticolo irriguo lombardo, che è di 40mila chilometri”. Si rendono dunque necessari meccanismi di autodepurazione e di miglioramento delle qualità delle acque attraverso i canali rurali, Gandolfi, così come innovazioni legate ai metodi irrigui, che non potranno essere stravolti, ma ottimizzati.

“Abbiamo fronteggiato l’emergenza dello scorso anno, dobbiamo lavorare insieme alle istituzioni e ai centri di ricerca per utilizzare l’acqua al meglio e pensare, dopo 100 anni dalla nascita dei consorzi di bonifica moderni, a cosa lasceremo fra 100 anni”, incalza Massimo Lorenzi, fra i principali organizzatori del convegno moderato dal giornalista Rai Stefano Lorelli.

Quello che si dovrà evitare, in un futuro ormai prossimo in cui la siccità e i cambiamenti climatici sono purtroppo quasi ordinaria amministrazione, “sarà il conflitto fra utenze, con visioni antitetiche fra agricoltura, energia, balneari e una mancata coesione tra utilizzatori, regioni, territori”, ripete Massimo Gargano, direttore generale Anbi, che cita il modello Sardegna come caso virtuoso del 2022, “grazie a invasi realizzati che hanno assicurato risorse idriche all’agricoltura, all’energia e al turismo nonostante lì sia piovuto meno lo scorso anno rispetto all’Emilia Romagna”.

Il messaggio del governo dal Palazzo Ducale di Mantova è molto chiaro. Lo evidenzia Alessandro Morelli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la programmazione economica, il quale afferma che “il sistema acqua deve essere visto in maniera olistica, perché la crisi riguarda i diversi usi, l’agricoltura, l’energia, l’idropotabile; è stato nominato un commissario e nelle prossime settimane vedrà luce il decreto legge, per il quale attendiamo contributi e suggerimenti, dalla desalinizzazione di alcune aree ai nuovi invasi”.

Anche Luigi d’Eramo, sottosegretario al ministero dell’Agricoltura, detta la linea strategica su tre punti: “Serve coesione tra politica e istituzioni ed è necessario individuare un piano nazionale idrico che dia certezze dal punto di vista del funzionamento attraverso una grande progettazione e la capacità di individuare le somme necessarie per rendere realizzabili le opere necessarie; servirà la capacità di gestire una possibile emergenza di qui a qualche mese, con risposte anche in termini economici e, terzo punto, bisognerà puntare sull’innovazione tecnologica”.

Servono risorse, naturalmente, ma per il vicepresidente vicario di Coldiretti Lombardia, Paolo Carra,sono necessarie nuove regole, sulla base degli scenari attuali, molto diversi rispetto al passato. Non possiamo non sapere che oggi il più grande consumatore di acqua è il deflusso minimo vitale, che deve essere rivisto”.
Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova, chiede di “rivedere l’utilizzo della galleria Mori-Torbole per portare acqua dall’Adige al Garda”, e Alessandro Rota, neo eletto presidente di Anbi Lombardia, chiede di “lavorare per immagazzinare scorte idriche, dal momento che i dati evidenziano una carenza di 2 miliardi di metri cubi in meno a livello regionale”. E una collaborazione al dialogo è stata assicurata anche da Giovanni Rocchi, responsabile Area Nord Enel Hydro Italia.

Tutti i dettagli nel video approfondimento con le interviste a Francesco Vincenzi, Claudio Gandolfi, Massimo Lorenzi, Mattia Palazzi e uno stralcio dell’intervento di Ettore Prandini

Immagini video di Gino Giacomini

 

 

 

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