MARMIROLO – “Le sfide e le prospettive della suinicoltura europea e italiana e il ruolo della Dop Economy”, questo il titolo del convegno internazionale sulla suinicoltura organizzato da Anas, l’Associazione nazionale degli allevatori di suini, che si è tenuto questo pomeriggio a Villa Corte Peron e che ha messo a confronto il settore suinicolo italiano con quello spagnolo permettendo di analizzare punti di forza e criticità.
“Quello che spero sia passato dal confronto di oggi – spiega Thomas Ronconi, allevatore mantovano alla guida di Anas – è che gli allevatori spagnoli sono e sono stati molto più lungimiranti con una visione del mercato che non si limita ai sei mesi successivi come abbiamo noi, ma guardano ai prossimi 5 anni. E’ una cosa che dobbiamo tenere a mente e non possiamo dimenticarcelo”.
“Dal convegno di oggi è emerso come spesso, alcuni temi che sembrano molto semplici, sono invece molto complessi – commenta Fabio Mantovani, presidente Coldiretti Mantova – sicuramente la peste suina e il lavoro da svolgere in modo veloce per tutelare il sistema agroalimentare e in particolare i suini è al centro in questo momento, ma ci sono anche altri temi come quello di quantificare il lavoro sulla sostenibilità e il benessere animale e capire quanto il mercato riuscirà ad ottemperare agli investimenti che gli agricoltori fanno”. Tra gli argomenti trattati dai relatori, quello sui rapporti di filiera e di unione tra gli allevatori ” Purtroppo da noi abbiamo una filiera molto più frammentata di quella spagnola – commenta Ronconi – ma dipende dalla storia e da come si è formata”.
Ma come sta andando il settore?
“Il prezzo tendenzialmente è buono, ma quello che ci sta mettendo in crisi è la peste suina dietro l’angolo e non stiamo vivendo un momento felice in rapporto al valore del suino vivo, perchè le perdite che si hanno in allevamento non sono certamente colmate dai prezzi” conclude Ronconi.
Riflessioni anche sul ruolo della Dop Economy con il direttore della Fondazione Qualivita e Origin Italia, Mauro Rosati, che ha sottolineato come tutti i marchi comunali o di settore che stanno nascendo non fanno bene al sistema Dop e Igp che dovrebbe essere regolamentato in modo diverso e in maniera integrata, anche in questo caso ci sono troppe frammentazioni.
“Oggi se l’agricoltura e l’agroalimentare è così – conclude Mantovani – è perchè siamo cresciuti sotto l’ombrello delle Dop e la nuova normativa che sta venendo avanti potrebbe aiutarci a renderle solo un pochino più snelle e attuali per alle esigenze di mercato di adesso che sono molto più veloci rispetto a quelle degli anni passati”.