Suzzara, omicidio Francesco Capuano: la figlia Rosa a processo. Resta l’ipotesi di un complice

MANTOVA – Dovrà difendersi dall’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione Rosa Capuano, 47 anni, accusata dell’assassinio del padre Francesco, 79 anni, ucciso a colpi di pistola la mattina del 23 dicembre 2024 a Suzzara. Al termine dell’udienza preliminare, il gup Maria Silvia Siniscalchi ha accolto integralmente la richiesta della Procura di Mantova, disponendo il rinvio a giudizio dell’imputata. Il processo si aprirà il prossimo 21 maggio di fronte alla Corte d’Assise di Mantova.

La pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Alessia Silimbani, contesta alla donna un delitto maturato al termine di una pianificazione e compiuto all’interno del garage condominiale di via Biolcheria, dove l’anziano fu trovato senza vita nella sua Fiat Panda, raggiunto da sei colpi di arma da fuoco esplosi a bruciapelo.

Di segno opposto la posizione della difesa. L’avvocato Antonio Trabucco, del Foro di Santa Maria Capua Vetere, ha chiesto il non luogo a procedere sostenendo l’assenza di prove certe a carico della sua assistita, sia sotto il profilo della responsabilità materiale sia sotto quello dell’esistenza stessa del fatto così come contestato. In particolare, il legale ha richiamato le conclusioni dei Ris di Parma sull’arma calibro 22 rinvenuta in un beauty case della donna, ritenuta compatibile ma non identificata con assoluta certezza come quella utilizzata per l’omicidio, nonché la presunta incompatibilità dell’arma con l’uso di un silenziatore, elemento che contrasterebbe col fatto che gli altri residenti non abbiano udito gli spari.

Si sono invece costituiti parte civile gli altri tre figli della vittima, fratelli dell’imputata. Fu proprio Rosa Capuano, la mattina dell’omicidio, a chiamare i carabinieri dopo aver scoperto il corpo del padre, bidello in pensione originario di Scampia. La donna aveva riferito di essersi allontanata per pochi minuti per recuperare alcune cose dimenticate in casa prima di accompagnarlo a fare la spesa, trovandolo poi morto al suo ritorno.

Una versione che, secondo gli investigatori, non ha retto alle verifiche. Gli accertamenti scientifici hanno evidenziato residui di polvere da sparo su mani, viso e abiti della 47enne, oltre che nel bagno dell’abitazione, e tracce di sangue della vittima sui suoi indumenti. Sequestrata anche una pistola calibro 22, con due cartucce inesplose e tre bossoli ritenuti compatibili con quelli repertati sulla scena del delitto.

Resta inoltre sullo sfondo l’ipotesi di un eventuale complice, prospettata anche dalla parte civile. In dibattimento si discuterà infine dei possibili moventi: da un lato una questione ereditaria legata a un testamento olografo favorevole alla figlia, dall’altro il presunto desiderio della donna di liberarsi di un padre ritenuto eccessivamente possessivo. Elementi che la Procura ritiene indicativi di una condotta premeditata e che ora saranno vagliati nel processo.