Terrore in carcere a Mantova: un detenuto prima si ferisce e poi prende a pugni una guardia devastandogli il viso

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MANTOVA – Attimi di puro terrore ieri nel tardo pomeriggio in carcere a Mantova dove un detenuto marocchino di 26 anni, con anche problemi psichiatrici, si è prima procurato delle ferite superficiali a un braccio e, proprio mentre era in infermeria, dove un medico e un’infermiera lo stavano curando, ha aggredito violentemente, senza alcun motivo, il sovrintendente della Polizia Penitenziaria che lo aveva accompagnato sferrandogli pugni al volto.
Solo grazie all’intervento di altre tre guardie carcerarie, intervenute dopo aver sentito le urla di medico e infermiera che chiedevano aiuto, si è evitato il peggio.
Il sovrintendente aggredito è un cinquantenne che ha dovuto ricorrere alle cure del Pronto soccorso dell’odpedale Carlo Poma dove è stato dimesso con una prognosi di trenta giorni per fratture al volto. 

L’aggressore è in carcere con condanne pesanti ma deve scontare una pena solo di un anno e mezzo. Due notti prima si era già ferito da solo ed era stato portato al Poma ma lo psichiatra non aveva ritenuto ci fossero gli estremi per il ricovero. 

Il 26enne straniero è senza fissa dimora ed è stato condannato per tentato omicidio, lesioni personali e ubriachezza ripetuta. Di fronte a dei capi d’accusa così pesanti si rimane abbastanza increduli nel venire a conoscenza che la sua condanna è di un anno e mezzo di reclusione ma, dal carcere, spiegano che evidentemente, in sede di giudizio, gli sono state riconosciute delle attenuanti, forse proprio anche per i suoi problemi psichiatrici.
“E’ entrato in carcere la scorsa estate e c’è rimasto fino al dicembre scorso quando era stato trasferito in una comunità di recupero ma, dal momento che lì continuava a creare seri problemi non rispettando le regole, è tornato in cella il 4 febbraio” spiega il direttore della Casa circondariale di Mantova Metella Romana Pasquini Peruzzi. 
La stessa notte in cui è tornato in carcere il detenuto si è procurato delle ferite ed è stato così portato al Pronto soccorso dell’ospedale cittadino per le cure del caso e per una visita psichiatrica. Il medico psichiatra che lo ha visitato, pur evidenziando i problemi del soggetto, pare non abbia ritenuto però che ci fossero le condizioni per un ricovero in un reparto psichiatrico. Così è stato riportato in carcere dove ieri pomeriggio ha dato sfogo di nuovo ai suoi comportamenti di autoloesionismo e si è inferto ancora delle ferite superficiali sulle braccia. Il sovrintendente lo ha così portato in infermeria e lì è scattata la violenta aggressione che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi se non fosse stato per l’immediato intervento dei tre colleghi.

Il direttore: “da noi sono pochi i detenuti psichiatrici anche perchè non abbiamo l’assistenza sanitaria h24”

“Mi preme sottolineare che questi sono riusciti a riportare la situazione in sicurezza senza che vi fossero ulteriori conseguenze” continua il direttore che dichiara come episodi simili a Mantova siano davvero molto sporadici. “Sono qui da quattro anni e un fatto del genere non era mai accaduto, probabilmente anche perchè noi abbiamo pochi detenuti psichiatrici non avendo l’assistenza sanitaria h24″.
Da quel che è stato possibile apprendere, per il detenuto ci si sarebbe mossi nel giro di poco per chiedere un trasferimento visti i suoi problemi psichiatrici ma di fatto non ce n’è stato il tempo. Trasferimento che sarebbe stato richiesto subito dopo l’aggressione. 
Su quanto accaduto potrebbe aver influito anche la situazione di difficoltà del carcere? “Sovraffollamento e carenza di personale certo si fanno sentire, noi avremmo bisogno di un aumento di almeno una decina di unità di agenti di polizia penitenziaria” conclude il direttore.

Il sindacato Sappe: “Allucinante. I detenuti rimangono impuniti rispetto alla loro condotta violenta e fanno quel che vogliono, senza temere alcuna conseguenza”

“Allucinante”. Questa la ricostruzione di Alfonso Greco, segretario regionale per la Lombardia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, del grave episodio di violenza avvenuto ieri nella Casa circondariale di via Poma. “Il Sappe augura una pronta guarigione al collega aggredito e auspica in un celere intervento da parte dell’Amministrazione penitenziaria circa la gestione di questa tipologia di detenuti. Ci vuole una completa inversione di rotta nella gestione delle carceri regionali, siamo in balia di questi facinorosi, convinti di essere in un albergo dove possono fare quel che vogliono e non in un carcere! Facciamo appello anche alle autorita’ politiche regionali e locali: in carcere non ci sono solo detenuti, ma ci operano umili servitori dello Stato che attualmente si sentono abbandonati dalle Istituzioni”, prosegue il sindacalista. “Siamo davvero alla frutta”, conclude: “I detenuti rimangono impuniti rispetto alla loro condotta violenta e fanno quello che si sentono di fare, senza temere alcuna conseguenza. Urgono contromisure per prevenire gli atti violenti ai danni dei poliziotti: lo stato comatoso dei penitenziari non favorisce il trattamento verso altri utenti rispettosi delle regole ne’ tantomeno la sicurezza”.

Cappellari: “ci vuole l’espulsione degli stranieri detenuti in Italia per farli scontare la pena nei loro Paesi di origine, la riapertura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, nuove assunzioni e strumenti di difesa per gli agenti”. 

Sull’aggressione in carcere è intervenuto anche il consigliere regionale della Lega Alessandra Cappellari. “Esprimo tutta la mia solidarietà e vicinanza al sovrintendente della Polizia Penitenziaria del carcere di Mantova aggredito ieri da un detenuto straniero e dimesso con una prognosi di trenta giorni per fratture al volto. Condivido l’appello del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) che chiede – per risolvere il problema del sovraffollamento e della carenza del personale – l’espulsione degli stranieri detenuti in Italia, per fare scontare loro la pena nelle carceri dei Paesi di origine; la riapertura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari; nuove assunzioni nel Corpo di polizia penitenziaria e nuovi strumenti di operatività come il taser e il kit antiaggressione. La Lega e Regione Lombardia sono al fianco degli agenti per garantire migliori condizioni di lavoro e per il rafforzamento delle strutture penitenziarie”.

 

 

 

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