Campogalliani, un sipario mai chiuso: in mostra la storia dai burattini all’Accademia Teatrale

Diego Fusari e Francesca Campogalliani

MANTOVA – Il burattino più vecchio risale addirittura alla fine del Settecento e venne ereditato da Francesco Campogalliani, colui che un secolo più tardi sarebbe stato ribattezzato “il principe dei burattinai” e al quale, nel 1946, il figlio Ettore dedicò la neonata Accademia Teatrale. Oggi quella realtà festeggia ottant’anni di attività, ma le sue radici affondano in una storia molto più antica, fatta di palcoscenici, musica e un’arte tramandata di generazione in generazione.
A raccontarla è la mostra “Dai burattini all’Accademia teatrale, un lungo viaggio per un sipario mai chiuso”, inaugurata oggi pomeriggio nell’ex chiesa della Madonna della Vittoria, a Mantova, una delle iniziative organizzate per celebrare l’anniversario dell’Accademia.

Una dinastia tra burattini e musica

Come ha ricordato la presidente Francesca Campogalliani, la storia parte da molto lontano: dal 1775, con Luigi Rimini, ebreo poi convertito, che assunse il cognome Campogalliani dal feudo di Campogalliano e iniziò l’attività di burattinaio. A lui si deve la creazione di Sandrone, personaggio destinato a lasciare il segno nel teatro di figura. Con lui prese avvio una dinastia di burattinai arrivata fino a Francesco.
Proprio i burattini d’epoca, veri gioielli artistici che conservano nei volti e nelle forme la forza espressiva di un teatro capace di parlare a tutti, rappresentano una parte importante dell’esposizione. Oggetti che portano con sé il lavoro e l’inventiva di chi li ha animati e che, ancora oggi, permettono di avvicinarsi a quell’antica arte.
La mostra è curata dalla stessa Francesca Campogalliani e da Diego Fusari, intervenuto anche nella veste di consigliere dell’Associazione Amici di Palazzo Te e dei Musei mantovani, cui è affidata la gestione dell’ex chiesa di via Fernelli. La sezione fotografica dell’esposizione è invece curata da Nicola Martinelli e Mario Zolin.
La prima sezione è dedicata a Francesco Campogalliani, una figura celebre ai suoi tempi, il cui rilievo andò oltre il teatro dei burattini. Come è stato ricordato durante la presentazione, si schierò ad esempio contro la prima guerra mondiale e per questo fu spesso oggetto di censura. Il suo teatro fu dunque anche uno spazio di espressione e di presa di posizione, capace di confrontarsi con le vicende del proprio tempo.
Il percorso prosegue con il figlio Ettore Campogalliani, compositore, musicista e maestro di canto lirico. Tra i suoi allievi figurano nomi che hanno segnato la storia del melodramma, come Luciano Pavarotti, Mirella Freni e Renata Tebaldi. Fu lui, nel 1946, a fondare l’Accademia Teatrale e a darle il nome del padre, affidandola a una nuova esperienza artistica.

Ottant’anni di teatro, un’eredità che continua a vivere

La terza sezione conduce dentro gli ottant’anni della compagnia, oggi presieduta da Francesca Campogalliani. Abiti di scena, manifesti, locandine, fotografie, giornali e altre testimonianze ripercorrono una lunga attività, restituendo al visitatore il lavoro che sta dietro ogni spettacolo e il patrimonio di esperienze accumulato sul palco.
A illustrarlo anche un video che condensa in pochi minuti una grande pagina della storia artistica mantovana. Da molti anni la Campogalliani porta infatti il nome di Mantova ben oltre i confini virgiliani, partecipando a importanti festival e rassegne nazionali di teatro amatoriale, dove ha raccolto numerosi riconoscimenti, sia per la compagnia sia per i singoli interpreti.
Una storia che dà ragione al giornalista e drammaturgo Tomaso Monicelli, padre del regista Mario, quando affermava che «la Campogalliani è una ditta che non deve morire». In mostra si può vedere da vicino proprio la ricchezza di questa eredità: dai burattini più antichi agli abiti di scena, dalle fotografie ai manifesti, le tracce di una passione tramandata e rinnovata attraverso le generazioni.
Una passione che da ottant’anni continua a vivere sul palcoscenico. Perché il filo che unisce quei piccoli personaggi di legno agli attori di oggi è ancora saldo: dare vita a una storia e incontrare il pubblico, ogni volta che si apre il sipario.