MANTOVA – Ferragosto. Per molti significa una giornata al mare, in montagna, in piscina o magari una gita fuori porta. Ma c’è stato un tempo in cui, per migliaia di mantovani, il mare era molto più vicino. Era il Po.
C’era una volta il grande fiume come luogo delle vacanze, dei bagni, delle prime abbronzature e delle interminabili giornate d’estate. Non servivano ore di automobile, prenotazioni o villaggi turistici: bastava raggiungere una delle grandi distese di sabbia che si formavano lungo le sue rive e lasciare che la giornata scorresse tra un tuffo, una partita a pallone e una merenda portata da casa. Da Viadana a Revere, da Suzzara a Sermide il rituale si ripeteva.
Il Po era davvero “il nostro mare”, soprattutto per le famiglie della pianura mantovana che una vacanza vera e propria spesso non potevano permettersela. E quella consuetudine veniva da lontano: sulle spiagge del grande fiume si andava già dall’inizio del Novecento, quando le sue rive cominciavano a diventare luoghi di svago. Tra gli anni Cinquanta, Sessanta e ancora nei Settanta quella tradizione raggiunse probabilmente la sua massima diffusione, trasformando il Po in una sorta di grande stazione balneare popolare.
Se le sue acque fossero davvero meno inquinate di oggi è difficile dirlo. Erano anni in cui di depuratori si parlava ancora ben poco e la sensibilità ambientale era molto diversa da quella attuale. Ma nei ricordi di chi quell’epoca l’ha vissuta resta soprattutto un’immagine: quella di un fiume nel quale ci si tuffava senza pensarci troppo, con una confidenza che oggi appare quasi incredibile, vista tra l’altro la ben nota pericolosità delle acque del grande fiume, delle sue correnti e dei temuti mulinelli. Le fotografie d’epoca, molte delle quali tratte dal gruppo Facebook “Viadana… foto – frammenti – ricordi dal ’900 agli anni ’60” o inviateci negli anni dai lettori, raccontano meglio di tante parole l’attrazione esercitata allora dal Po. E che quelle spiagge fossero una componente riconosciuta del paesaggio e della vita dei paesi rivieraschi lo dimostrano perfino le vecchie cartoline.
A Viadana, ad esempio, le immagini in bianco e nero destinate a viaggiare per l’Italia immortalavano anche la spiaggia sul Po, quasi fosse uno dei luoghi simbolo del paese, una vera attrazione da mostrare a chi viveva lontano. Ci sono ombrelloni piantati nella sabbia e tende per ripararsi dal sole, costumi che oggi sembrano appartenere a un altro mondo, bambini scalzi e gruppi di giovani. Scene semplici, capaci oggi di restituire il sapore di un’epoca.
Il Po, spiaggia e luogo d’incontro
Per molte famiglie mantovane tante giornate estive si vivevano davvero lungo il fiume. Le rive diventavano spiagge, si prendeva il sole, si faceva il bagno, si organizzavano gare di nuoto e partite a calcio, e lunghe giornate in compagnia. Il Po era luogo di svago ma anche di socialità: ci si incontrava, si stringevano amicizie e, naturalmente, nascevano anche i primi amori. Per i bambini c’erano poi i campi elioterapici, esperienze che univano sole, gioco, movimento e vita all’aria aperta e che hanno lasciato ricordi profondi in intere generazioni.
A Mantova il bagno si faceva allo “Zappetto”
Chi viveva in città non aveva il Po a pochi passi, ma aveva i laghi. E soprattutto il Lago Superiore, che per generazioni di mantovani fu un altro grande luogo della balneazione estiva. Già prima della guerra si andava a fare il bagno allo “Zappetto”, o “sapet” in dialetto mantovano, con la esse dura: una vera e propria istituzione cittadina, della quale oggi rimangono vecchie fotografie in bianco e nero e i racconti dei più anziani che da bambini l’hanno frequentata. Era il bagno pubblico della città che sorgeva poco prima del ponte ferroviario e per parecchi lustri vide passare gran parte della gioventù mantovana.
Lo Zappetto era suddiviso in tre sezioni, di prima, seconda e terza classe. La distinzione dipendeva dalla profondità dell’acqua nei diversi comparti, così da consentire ai principianti, ai nuotatori medi e ai più esperti di trovare lo spazio adatto alle proprie capacità. Anche le regole raccontano quanto diverso fosse quel mondo. Uomini e donne non potevano frequentare insieme il bagno pubblico: alle donne era riservato soltanto il giovedì. Secondo le testimonianze tramandate da chi allo Zappetto aveva imparato a nuotare, l’acqua del Lago Superiore era allora limpidissima. Ma ci si tuffava nel lago anche dal muraglione della Canottieri Mincio. Il Po e i laghi erano dunque una parte importante dell’estate mantovana, luoghi di refrigerio e di incontro in un tempo in cui partire per le vacanze non era ancora alla portata di tutti.
E sfogliando quelle fotografie proprio in questo week end di Ferragosto, ciò che colpisce di più non sono i costumi d’epoca, gli ombrelloni o le scene di vita lungo il fiume. Sono i volti. Quelli di persone che sembrano felici con poco: una spiaggia di sabbia, un pallone, una radiolina, l’acqua davanti e un’intera giornata d’estate ancora da vivere.


















