GOITO – Mercoledì 18 febbraio a Torre di Goito si terrà la Sagra del Pit, manifestazione popolare che dai primi decenni del diciannovesimo secolo accoglie cittadini e visitatori nel primo giorno di Quaresima, con momenti di festa e di socialità che uniscono la comunità.
La sagra, molto sentita dai goitesi, è un’occasione di incontro all’insegna delle tradizioni paesane e dei giochi popolari (come la corsa con le carriole, la corsa con i sacchi e altri giochi in cui giovani e piccini si sfidano), culminando nella caratteristica “giostra del pit”, competizione in cui i partecipanti, con una lancia, cercano di colpire il fantoccio di un tacchino (detto “pit” nel dialetto locale). Durante la manifestazione, che si svolgerà dalle ore 12.30 fino alle 16.30/17, sarà possibile degustare piatti tipici legati alla tradizione, come i bigoli con le sarde.
Secondo una tradizione consolidata nel tempo, Sordello, trovatore medievale, sarebbe nato proprio a un passo dalla frazione di Torre, ed esattamente alla Corte Sereno, ora diroccata. Certo, la Sagra del Pìt non risale a quei tempi, anche perché il tacchino, chiamato in dialetto “pìt”, è stato importato dalle Americhe dopo la scoperta di C. Colombo. In molti, però, sono convinti che questa sagra abbia una lunga storia e si sia radicata nel territorio di Torre in un tempo abbastanza lontano.
“Questa antica festa contadina, che ha come momento centrale quello di tagliare la testa al pìt, – spiegano Lida Petronilli, Nicola Villagrossi e Fabrizio Codato – si ricollega, a nostro giudizio, ad antiche tradizioni più o meno vicine. Pensiamo alla festa di metà Quaresima detta “i raseg a la vecia”, che si è tenuta a Solarolo e Ceresara fino al 1952: il personaggio principale era, appunto, la vecia, che aveva un tribunale di accusa e difesa, ma finiva sempre per essere condannata perché complice di tutti i tramini del paese. Ad organizzarla, anche in questo caso, era tutta la comunità. Pensiamo anche alla “Giostra del Pìtu” a Tonco d’Asti, dove il rito del tacchino, caricato di tutti i problemi del paese, si concludeva sempre con la sua condanna”.
“Se in luoghi diversi – continuano i tre – il popolo ha sentito la necessità di creare riti propiziatori, a noi fa pensare che anche la “Sagra del Pìt” sia nata con la stessa finalità e con la stessa simbologia. Il fatto che tutta la comunità abbia sempre sentito il desiderio di partecipare a tale evento sottolinea che questo aveva anche una forte dimensione sociale. Non solo perché tutti erano coinvolti nell’organizzazione, ma perché era il loro modo di esprimersi come comunità: trovare un capro espiatorio per liberare e allontanare i propri problemi. È veramente questa l’interpretazione più attendibile? Non lo sappiamo, però ci piace pensare che la vecia che si metteva sopra il buriel e questa sagra siano nate dalla stessa esigenza umana e scaramantica“.
La sagra ha tutti gli elementi necessari per essere classificata come un’antica festa paesana, con frittelle, giochi semplici e una comunità che si diverte. Certo, il pìt non è più un animale appeso vivo e a testa in giù che i cavalieri dovevano colpire, perché è intervenuta già da tempo l’associazione per la protezione degli animali a protestare e a chiedere, in un primo tempo, che l’animale fosse morto e, poi, la sua sostituzione.
Ora è un pìt di pezza, a cui comunque bisogna staccare la testa. I cavalieri sono rimasti, quindi si può ancora definire “giostra” e ci saranno anche quest’anno. E ci sono, come contorno, giochi a cui partecipare, come la corsa con le carriole e le rane, che dovevano arrivare pure loro al traguardo. Ora che non ci sono più le rane, le hanno sostituite con le uova.
“Ma i ragazzi ci vanno? Certamente sì: crediamo – spiegano Petronilli, Villagrossi e Codato – che il mercoledì delle Ceneri li troverete quasi tutti a Torre, a partecipare ai giochi o come semplici spettatori. Del resto, qui a Goito, la sospensione delle lezioni per il Carnevale comprende anche quel giorno. Il corpo docente delle scuole di Goito ha ritenuto giusto sollecitare e valorizzare una tradizione locale. Questo intreccio di pagano e sacro non ci deve sorprendere, perché la tradizione cristiana si inserisce su festività e riti precedenti che, nelle culture popolari, continuano a sussistere. Se vi abbiamo sollecitato a partecipare a questa festa paesana, permetteteci un consiglio: lasciate la vostra auto a Goito e incamminatevi verso Torre lungo il Mincio. Se avrete la fortuna di una giornata limpida e serena, cominciate ad ammirare il fiume con il suo fascino perenne. Guardate gli alberi, godetevi l’aria fresca e, quando sarete arrivati a Torre rilassati, la “Sagra del Pìt” vi sembrerà sicuramente ancora più bella”.















