Grazie, quando la Fiera era bestiame, pellegrini e viaggi a piedi

GRAZIE (CURTATONE) – La Fiera delle Grazie nasce nel lontano 1425, con un’anima profondamente religiosa. Attorno al Santuario, meta di pellegrinaggi e devozione, nei decenni successivi cominciò però a svilupparsi anche un’intensa attività commerciale, legata soprattutto alla compravendita del bestiame. Una caratteristica destinata ad accompagnare la Fiera per secoli e a consolidarsi soprattutto nel Novecento.

Bestiame, premi e affari: il cuore della Fiera del Novecento

Fu proprio nel secolo scorso che il settore zootecnico assunse un ruolo di primo piano attraverso la mostra-mercato, con premi in denaro, medaglie e diplomi assegnati ai migliori esemplari bovini ed equini. Nel 1936 il montepremi raggiungeva complessivamente le 1.200 lire e a scegliere i vincitori era una qualificata giuria composta dai dottori Bertolini, Bagnoli, Franchi, Sarzi Sartori, Marocchi e Morandi.
Anche l’ingresso degli animali nell’area della Fiera era regolamentato e a pagamento: 30 centesimi per buoi, vacche, cavalli e muli, 15 per vitelli e giumente e 10 per pecore, castrati e suini. Numeri e tariffe che oggi sembrano appartenere a un mondo lontanissimo, ma che raccontano quanto la Fiera fosse allora profondamente intrecciata alla vita e all’economia delle campagne mantovane.

Da San Cataldo a Grazie a piedi: i viaggi della piccola Argenide verso la Fiera

A restituire meglio di qualsiasi documento l’atmosfera di quegli anni sono però i ricordi di chi quella Fiera l’ha vissuta da bambina. In un’intervista del 2002, Argenide Allegretti, classe 1910, nata e cresciuta a Corte Casale di San Cataldo, nell’allora Comune di Virgilio, tornava con la memoria ai lunghi viaggi verso Grazie. Raccontava di partire a piedi, insieme al padre, al nonno, agli zii e ai numerosi lavoranti della corte, molti dei quali portavano con sé i propri bambini. Era quasi una piccola carovana che attraversava la campagna: accanto alle persone procedevano i carri trainati da alcuni degli animali destinati poi a partecipare al concorso, mentre sopra trovavano posto i vitellini. «Poi rimanevamo alle Grazie per tutto il periodo della Fiera. Per noi bambini era una grande festa. E poi la soddisfazione di quando vincevamo il primo premio. Corte Casale ne ha vinti tanti», raccontava Argenide.
A più di novant’anni, quelle immagini erano ancora lì, nitide. Le strade percorse a piedi, i carri, gli animali, gli adulti impegnati nelle contrattazioni e, attorno, lo stupore dei bambini davanti a una Fiera che sembrava enorme. Nelle parole di Argenide c’erano ancora l’orgoglio per quei primi premi e il sorriso di chi, per qualche istante, tornava bambina. Ma anche un velo di profonda nostalgia per un mondo contadino ormai scomparso, fatto di corti, famiglie, lavoranti e giornate trascorse insieme, nel quale il viaggio verso Grazie era già parte della festa.

1945, centomila pellegrini per ringraziare per la fine della guerra

Un altro momento destinato a rimanere nella storia fu quello del 1945. Alla prima Fiera dopo la fine della Seconda guerra mondiale arrivarono alle Grazie circa 100 mila pellegrini. Molti raggiunsero il Santuario proprio per ringraziare per la cessazione del conflitto. Dopo gli anni della paura, dei lutti e delle privazioni, quella folla rappresentò quasi un grande abbraccio collettivo, il bisogno di ritrovarsi e di tornare a guardare avanti. Negli anni successivi anche il volto delle campagne iniziò rapidamente a cambiare. La meccanizzazione dell’agricoltura prese sempre più spazio e la tradizionale mostra-mercato del bestiame venne progressivamente affiancata e poi superata dalle esposizioni dei moderni mezzi agricoli.

La svolta dei Madonnari e la rinascita della manifestazione

Negli anni Sessanta, però, la Fiera iniziò inesorabilmente a perdere presenze. Serviva qualcosa capace di restituirle forza e attrattiva, senza cancellarne la storia. La svolta arrivò nel 1973, con la nascita del Concorso dei Madonnari, destinato a trasformarsi nel nuovo grande simbolo delle Grazie e a rilanciare la manifestazione in chiave artistica e culturale. Da allora molto è cambiato, ma il filo non si è mai spezzato. Dai pellegrini ai mercanti di bestiame, dai carri carichi di vitellini alle macchine agricole, fino ai gessetti dei madonnari che ogni agosto riempiono il sagrato di colori, la Fiera continua a cambiare restando fedele a se stessa. E forse, tra le migliaia di persone che ancora oggi raggiungono Grazie, rimane qualcosa di quei bambini che arrivavano a piedi dalle corti della campagna. Lo stesso senso di attesa, la stessa meraviglia davanti alla folla e alla festa. Un richiamo che, dopo secoli, continua a rinnovarsi ogni agosto.