“Inventare la natura”, Murari: «Palazzo Te ai vertici delle grandi mostre»

MANTOVA – Le opere di grandi artisti come Leonardo, Arcimboldo, Carracci e Caravaggio, insieme a una ricca selezione di sculture, disegni, oggetti preziosi, materiali esotici e automi, arrivati da numerose istituzioni museali italiane ed europee, da oggi fino al 10 gennaio 2027 accompagneranno i visitatori di Palazzo Te nella mostra “Inventare la natura”, l’ultima esposizione che chiude l’anno del Cinquecentenario della villa giuliesca. Questa mattina la mostra è stata svelata alla stampa. Alla presentazione, che si è tenuta nella Loggia di Davide, hanno parlato i protagonisti dell’evento.

Murari: “Il Rinascimento per parlare dei grandi temi del presente”

«Con “Inventare la natura”, Palazzo Te si colloca ai vertici della programmazione espositiva di livello nazionale e internazionale di questo autunno – ha commentato il sindaco Andrea Murari –. Dopo il focus sul contemporaneo con Isaac Julien, si torna ai grandi classici dell’arte cinquecentesca, con Leonardo, Caravaggio e Arcimboldo. Scegliendo, però, un tema attualissimo, la natura, che riguarda la nostra quotidianità e insieme il futuro delle città». «È una visione molto chiara di come organizzare le mostre temporanee dentro un palazzo che è un patrimonio permanente gigantesco del nostro territorio e dell’umanità. Da un lato le mostre parlano del palazzo, cioè sono un’occasione per approfondire gli elementi strutturali e decorativi contenuti negli affreschi di Giulio Romano. Dall’altro lato tutte le esposizioni, anche quelle che vengono dall’arte antica, dal Rinascimento, ma anche dall’arte contemporanea, pensiamo alla recente di Isaac Julien, parlano della nostra contemporaneità e dei grandi temi che attraversano il presente».

Baia Curioni: ” Una mostra per indagare come il Cinquecento
ha ‘inventato’ la natura”

«Proseguendo nella lettura dei segreti inscritti nella narrativa pittorica e architettonica di Palazzo Te, siamo passati dalla Metamorfosi alla Natura – ha proseguito il direttore di Fondazione Palazzo Te Stefano Baia Curioni –. In questa mostra, profondamente in dialogo con il palazzo, esploriamo il comporsi cinquecentesco dell’idea e della rappresentazione della natura come altro dall’umano, meraviglioso e conquistabile, destinato a plasmare la modernità. Una visione di cui è necessario tracciare l’origine anche per arrivare oggi a un suo superamento». «La mostra è un’operazione importante di produzione da parte della Fondazione, in continuità con quello che abbiamo fatto negli ultimi anni. Abbiamo tentato di dare una lettura su diversi piani di Palazzo Te, che è diventato una fonte d’ispirazione sui vari temi affrontati. “Inventare la natura” è un progetto che è parte integrante di ciò che il Te rappresenta per la storia dell’arte, il passaggio tra l’antico e il moderno».

Pasetti: «Un’esposizione che parla anche all’uomo contemporaneo»

«La città di Mantova ha sempre vissuto la natura in modo peculiare – ha concluso Giovanni Pasetti, presidente di Fondazione Palazzo Te –. La natura ha consentito la sua difesa e la sua vita dall’alto Medioevo in poi. Oggi gli innumerevoli percorsi naturali che la segnano sono parte integrante della sua bellezza». «La mostra a Palazzo Te vuole aprirsi a quei luoghi peculiari che nel nostro territorio determinano un connubio tra storia, arte e collezioni che hanno la loro base nell’esperienza di incontro con la fauna e la flora, creando in questo modo una rete in cui i singoli manufatti, le evidenze naturali e i capolavori architettonici si uniscono nel segno di una Wunderkammer estesa e coinvolgente».
«È una mostra molto preziosa e con molti significati. È contemporaneamente un’esposizione di opere eccezionali e una meditazione sulla natura che vale certamente per il XVI secolo, il periodo a cui appartengono quasi tutte le opere, ma vale anche per l’uomo contemporaneo perché con la natura bisogna venire a patti e bisogna avere un sentimento che ci porti alla sua comprensione. Questa mostra può aiutarci in questo senso».

Alla presentazione sono intervenuti anche il curatore della mostra Guido Rebecchini, Michele De Lucchi, che ha curato l’allestimento, il direttore della Fondazione Bam Luca Giovannini e Massimiliano Circia del Gruppo Bper Banca.

Fiorenzo Cariola

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