MANTOVA – La Candelora, celebrata oggi, 2 febbraio, è una delle ricorrenze più dense di simboli del calendario liturgico. Conosciuta come la Presentazione di Gesù al Tempio, unisce due temi centrali: la purificazione di Maria, secondo la legge mosaica, e il riconoscimento di Cristo come “luce per illuminare le genti”, nelle parole del vecchio Simeone.
Il simbolismo della luce è il cuore della festa: le candele benedette rappresentano Cristo che rischiara le tenebre del peccato e della morte. Non a caso, la Candelora segna anche la conclusione del tempo natalizio, accompagnata da riti che evocano l’antico desiderio umano di celebrare la vittoria della luce sull’inverno.
Molti elementi della tradizione cristiana dialogano con antichi riti pagani, come i Lupercali, festa romana dedicata a Fauno, protettore dei pastori. Fiaccole, pelli di capra e riti di purificazione vennero progressivamente reinterpretati dal cristianesimo, trovando nuova forma nella liturgia della Candelora.
Durante la celebrazione, le candele vengono benedette e portate in processione: un gesto che richiama il Vangelo di Giovanni, dove Cristo è definito “la luce vera che illumina ogni uomo”. Alla festa si legano anche proverbi popolari, tra cui il celebre: “Per Candelora dall’inverno siamo fora; ma se piove o tira vento, dell’inverno siamo dentro”, testimonianza dell’antica attenzione contadina ai cicli stagionali.
In molte regioni italiane si accendevano falò o si benedicevano le campagne, tradizioni vive anche nella diocesi di Mantova, dove per secoli si sono svolte processioni di fiaccole e visite dei sacerdoti ai campi con una candela benedetta, simbolo di protezione per l’anno agricolo.
Oggi la Candelora resta un momento di intensa spiritualità, capace di unire liturgia, memoria e folklore. Ogni candela accesa diventa un invito a lasciarsi guidare da una luce che non conosce tenebre, ricordandoci che, come vuole il proverbio, dall’inverno “siamo fora”.
















