MANTOVA – Le più belle e struggenti immagini di una Mantova che non c’è più: è da qui che prende avvio il viaggio emotivo che domenica prossima, 7 dicembre con inizio alle ore 16, attende il pubblico al Palazzo del Plenipotenziario in Piazza Sordello 43 (ingresso libero).
Un pomeriggio di storia e memoria che promette di far rivivere una città scomparsa, ma ancora potentemente viva negli occhi e nel cuore di chi l’ha abitata, attraversata, amata. Conoscere il passato per comprendere il presente: è questa la convinzione che anima il ciclo di conferenze “Domeniche pomeriggio con la storia mantovana”, promosso dal Circolo La Rovere con il patrocinio della Provincia di Mantova e guidato, da diverse settimane, dalla voce appassionata di Sandro Signorini, studioso e custode della storia locale.
Questa volta Signorini condurrà i presenti dentro “Una Mantova che non c’è più”: un percorso emozionale fatto di fotografie d’epoca, filmati inediti, luoghi, volti e atmosfere capaci di attraversare il tempo.
Sullo schermo scorreranno immagini rare: la vecchia Canottieri Mincio di fine anni ’40,
la Maria Unta, i Campionati studenteschi del 1952, i Giorni della Merla del 1954, la Festa di Capodanno al Circolo Cittadino del 1956, i tram davanti al Sociale nel 1942, il bombardamento del febbraio 1944, i cortei studenteschi del ’68, lo spareggio di Genova con il Mantova che approda in serie B, i giornalisti della Gazzetta di Mantova di qualche decennio fa nella redazione di via Fratelli Bandiera, fino al leggendario Cavallino sul Te del 1954. Sono istantanee che, una dopo l’altra, ricompongono la vita nel “secolo breve”, restituendo il respiro di una città che cambiava, cresceva, soffriva, festeggiava.
Strade e piazze, oggetti e personaggi, storie piccole e grandi che—pur appartenendo a un altro tempo—continuano a raccontare le nostre radici e a toccare quella nostalgia che ci fa sentire parte di una comunità. Nel fluire delle immagini, il pomeriggio diventerà un tuffo nella gioventù di molti, un ponte tra ciò che eravamo e ciò che siamo diventati. Perché, come ricordava Gabriel García Márquez in “Cent’anni di solitudine per ognuno di noi, la vita non è quella che abbiamo vissuto, ma quella che con nostalgia, ricordiamo.” Un appuntamento da non perdere per chi desidera ritrovare la propria Mantova, e forse anche un pezzo di sé.













