MANTOVA – Tea festeggia il suo 27º compleanno in uno degli scenari artistici più preziosi di Mantova: la Sala dei Cavalli di Palazzo Te, dove in questi giorni è possibile ammirare alcune opere della mostra “Dal caos al cosmo. Metamorfosi a Palazzo Te”. Anche Aqa, la società della multiutility che gestisce i servizi idrici, festeggia l’inizio della sua attività il 1º aprile: in questo caso gli anni compiuti sono quattro. Quale occasione migliore, dunque, per unire i festeggiamenti se non presentando il libro “L’acqua di Mantova. Fontane fontanini fontanoni”, promosso dalle due società?
Scritto dal giornalista Stefano Scansani e impreziosito dai bellissimi scatti di Gian Maria Pontiroli e da foto d’epoca, il volume nasce per restituire voce a un patrimonio spesso dimenticato: le fontane cittadine, testimoni silenziose della storia.
L’incontro, aperto dalle note dell’Orchestra da Camera di Mantova, ha visto il benvenuto da parte del presidente della Fondazione Palazzo Te, Enrico Voceri, a cui sono seguiti gli interventi del presidente di Tea, Massimiliano Ghizzi, del presidente di Aqa, Vinicio Fiorani, e del sindaco Mattia Palazzi. Quest’ultimi hanno messo in evidenza come l’acqua dell’acquedotto che arriva nelle nostre case sia buona, controllata e sicura e come si siano fatti e si stiano facendo investimenti significativi per far si che l’acqua abbia queste caratteristiche.
Quindi è stata la volta di Roberta Vesentini, attrice dell’Accademia Campogalliani, che ha letto alcune pagine del volume.
Subito dopo, Scansani ha iniziato a raccontare il libro, conducendo il pubblico in un viaggio tra le piazze e le strade cittadine, là dove le fontane storiche narrano il valore dell’acqua e, insieme, la storia della città e delle persone che l’hanno vissuta.
L’acqua ha sempre fatto la differenza. C’erano tempi in cui bere un bicchiere d’acqua poteva essere un rischio. Le vecchie fotografie lo raccontano bene: volti scavati, pelle smunta, malattie che si portavano via intere generazioni. Poi, arrivano i pozzi e tutto cambia. Il confronto è netto: “l’acqua è salute, benessere e sviluppo in una comunità che era tradizionalmente abituata a bere da vene superficiali, esposte quindi a mille forme di inquinamento“. Oggi le fontane sono lì, spesso ignorate, ma ciascuna con una storia da raccontare.
Scansani, con il suo lavoro di ricerca, riporta alla luce personaggi imprevedibili, vicende straordinarie e curiosità inaspettate. Svela, ad esempio, l’attribuzione femminile della fontana dei Tre Delfini di piazza Broletto e scopre che quella di piazza Canossa è di realizzazione recente. Indagando ancora, smaschera la familiarità enigmatica del Nasello di piazza Erbe e scova la favola legata alla fontana del Bambino di piazza Bazzani. Tra le quindici fontane analizzate nel libro, tutte corrispondenti ai pozzi artesiani scavati negli anni Novanta dell’Ottocento, esplora anche l’illustre Fontanone di via Frattini e la fontana di piazza dei Mille, la più popolare e popolaresca, che in passato serviva non solo il quartiere ma anche il mercato del bestiame.
E così, tra storie dimenticate e scoperte inaspettate, “L’acqua di Mantova. Fontane fontanini fontanoni” diventa più di un libro: è un invito a guardare la città con occhi nuovi, a riscoprirne le radici, a capire che ogni zampillo d’acqua racconta un pezzo di noi.