OSTIGLIA – Si avvicinano i tempi per la riapertura, nella sede municipale di Palazzo Bonazzi a Ostiglia, del Museo della Farmacopea con la preziosa collezione Losa, dal nome del farmacista bergamasco che l’ha raccolta in circa cinquant’anni di appassionate e approfondite ricerche.
E’ costituita da forme apotecarie di grande interesse artistico, in vetro, porcellana, maiolica e legno. E’ stata acquistata da Regione Lombardia nel 2002 è in deposito presso il Comune di Ostiglia grazie ad un accordo di programma. Ed è proprio su questo punto che interviene l’ex sindaco di Ostiglia Carla Salvadori la quale tiene a precisare come “oggi si continui a parlare di apertura del Museo della Farmacopea ma di fatto è solo un riallestimento perchè il museo era stato aperto nel 2008 dopo l’accordo di programma, caldeggiato dall’allora assessore regionale alla cultura Albertoni, che vedeva coinvolte Ostiglia e Revere. Era un museo operante con biglietteria, aule previste per la didattica insieme alla Palazzina Mondadori, restaurata e aperta sempre nel 2008″.
“Qui prese il via la casa editrice Mondadori. Contiene oggi la biblioteca privata di Arnoldo Mondadori che la Fondazione aveva concesso al Comune di Ostiglia in uso gratuito e che doveva servire per esposizini e per progetti didattici con le scuole” continua l’ex prima cittadina che rivendica l’impegno profuso in quegli anni per realizzare tutto ciò.
A BREVE LA RIAPERTURA DEL MUSEO, SI ASPETTA L’OK DALLA REGIONE
Il Museo della Farmacopea venne chiuso a causa degli ingenti danni che il sisma del 2012 causò al palazzo municipale. Con la riapertura di quest’ultimo lo scorso maggio, al termine dei lavori di recupero, si è iniziato a pensare anche a far tornare visibile la collezione Losa. “Per il museo stiamo aspettando l’ok della Regione per poter fare il taglio del nastro”
LA COLLEZIONE LOSA
La collezione è molto eterogenea per tipologia, materia e tecnica d’esecuzione, caratteristiche morfologiche e funzionali, nonché periodi di produzione: vasi, bottiglie e strumenti, confezioni industriali, un archivio di informazione e pubblicità farmaceutica, riviste e ricettari. La sezione di maggior pregio storico-artistico è costituita dalla raccolta di 134 antichi vasi apotecari, maioliche e porcellane decorate, prodotti in officine venete – fabbriche Mainardi ed altre di Bassano del Grappa – di cromia turchina dominante, ottimamente conservati e di rara bellezza. A partire dal secondo dopoguerra il farmacista bergamasco Losa, spinto da un interesse personale, raccolse sul mercato antiquario vasi da farmacia. La collezione è composta da la collezione è composta da 559 beni appartenenti a quattro principali tipologie di oggetti: 134 vasi da farmacia, 25 contenitori di materiale apotecario in legno curvato, 200 confezioni industriali di medicinali, 200 bottiglie in vetro e strumenti vari. La morfologie e la funzione dei 134 contenitori apotecari ha guidato all’individuazione di ulteriori quattro partizioni: 46 albarelli, 5 pillolieri, 38 brocche, 45 vasi di cui 13 in vetro opalino. I vasi da farmacia sono differenti anche per datazione, materia e tecnica. I più antichi risalgono al sec. XVI ma la maggior parte è stata realizzata tra i secoli XVII e XVIII e i più recenti sono di produzione novecentesca.
















