MANTOVA – Il Museo di Palazzo Ducale di Mantova accresce il suo patrimonio stabile con una preziosa opera di un artista di natali cremonesi, Giuseppe Bottani, che fu molto importante per il rinnovamento delle arti cittadine nel Settecento. L’opera – individuata mezzo secolo fa da Chiara Tellini Perina – raffigura un soggetto tragico e letterario, narrato da Virgilio nel IV libro dell’Eneide: il Suicidio di Didone.
“Il dipinto incrementa le collezioni permanenti del Museo di Palazzo Ducale e il mio ringraziamento va alla Direzione Generale Musei, che dal 2020 ha sostenuto una serie di acquisti prestigiosi: dall’arazzo di Giulio Romano, all’Allegoria dei Gonzaga Nevers del Grechetto, passando per Bazzani e Bahuet e Girolamo Bonsignori” – commenta Stefano L’Occaso, direttore di Palazzo Ducale di Mantova – “Grazie dunque al prof. Massimo Osanna, a tutto il suo staff e al Comitato Tecnico Scientifico che, ancora una volta, ha accolto una proposta di Palazzo Ducale, il quale da anni arricchisce le sue collezioni con capolavori che possono integrare la narrazione del Museo e, in qualche misura, risarcire una città spogliata in passato dei suoi tesori. Gli acquisti sostenuti dalla Direzione Generale sono tutti finalizzati all’esposizione e, anzi, intorno a essi il Museo ha impostato la riqualificazione e la riapertura di spazi trascurati o abbandonati”.
Infatti, il dipinto sarà visibile da gennaio in un ambiente dell’Appartamento dell’Imperatrice – il salottino giallo o di Ercole – attualmente in fase di restauro; il progetto di riallestimento è curato da Verena Frignani, funzionario architetto di Palazzo Ducale.
IL DIPINTO
Il dipinto acquisito segue alla lettera il testo virgiliano. Didone giace riversa sulla pira, dopo essersi confitta la “spada dardania” in corpo; disperata, da sinistra la sorella Anna cerca invano di soccorrerla; le ancelle e vari servitori accorrono sulla scena del suicidio; in alto appare Giunone, la quale, impietosita, chiama Iride “quae luctantem animam nexosque resolveret artus”: per liberare l’anima che lottava e le membra avvinte, tagliandole una ciocca di capelli e recidendo così simbolicamente il legame con la vita.
L’opera fu presumibilmente dipinta a Mantova, come sembra attestato dall’omaggio a Rubens (e Giulio Romano?) nelle colonne tortili sulla sinistra; per altro, la stessa scelta del soggetto virgiliano non disdice affatto a un’origine mantovana dell’opera.
Palazzo Ducale ha acquisito l’opera da Gianluca Bocchi e grazie, ancora una volta, al contributo della Direzione Generale Musei di Roma.
CHI E’ GIUSEPPE BOTTANI
Bottani nacque a Cremona, ma la sua formazione avvenne dapprima a Firenze, presso Antonio Puglieschi e Vincenzo Meucci, e quindi a Roma, dove si trasferì nel 1735 per studiare con Agostino Masucci. Nel 1758 fu ammesso all’Accademia di San Luca e in quegli anni inviò pitture in molte città d’Italia e anche all’estero, ottenendo un crescente successo che gli valse le nomine ad accademico dell’Accademia del Disegno di Firenze (1762) e dell’Accademia Clementina di Bologna (1763), la direzione dell’Accademia del Nudo in Campidoglio (1764) e altri onori; il 29 maggio 1769 divenne direttore della Scuola di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Mantova. Qui trasferitosi, vi operò per tre lustri, morendovi il 24 dicembre 1784.
Bottani prendeva il posto di Giuseppe Bazzani, nel quale si volle identificare la causa del mancato rinnovamento dell’Accademia cittadina; l’avvicendarsi dei due artisti marca una fondamentale svolta culturale. Grazie a Bottani giunse a Mantova una pittura che non derivava più da un’ispirazione soprannaturale, non era più anelito, contemplazione, meditazione o esaltazione di verità rivelate, ma una disciplina con una precisa funzione didattica, in linea con le tendenze dell’Illuminismo. Bottani aprì le porte al Neoclassicismo e alla creazione di una nuova scuola artistica mantovana, che avrebbe per alcuni decenni operato a braccetto con la locale Accademia.
Nonostante Bottani abbia incarnato gli ideali e la committenza del governo asburgico e dei suoi più alti dignitari, almeno dalla fine degli anni Sessanta del Settecento, il Palazzo Ducale di Mantova conservava una sola opera dell’artista: la pala d’altare raffigurante la Predica di san Vincenzo Ferrer, in Palazzo Ducale, del 1780 circa, proveniente dalla chiesa di San Domenico.















