MANTOVA – Teatro Sociale gremito sia in platea che nei palchi ieri sera, applausi a scena aperta e una lunga standing per la performance di Sigfrido Ranucci, “Diario di un trapezista. Ritratto privato di un giornalista resiliente”, un racconto teatrale intenso e potente che intreccia vita privata e impegno civile del celebre conduttore di “Report”. L’evento è stato organizzato da Fondazione “U. Artioli” Mantova Capitale Europea dello Spettacolo, in collaborazione con il Comune di Mantova.
Sul palco Ranucci è solo, accompagnato da una voce narrante fuoricampo: a riempire la scena le sue parole e le immagini sullo schermo.
All’inizio le foto dei giornalisti uccisi durante il loro lavoro come primo omaggio, poi i documenti fotografici degli avvenimenti a cui ha assistito, le persone incontrate, i drammi umani consumati davanti ai suoi occhi. Lontano dal filtro televisivo, Ranucci racconta sé stesso, rivelando la sua urgenza di andare a fondo su verità scomode e la sua carriera costellata di scelte. “E’ il mio mestiere, l’unico che potessi fare – esordisce sul palco – ricordando l’infanzia, la giovinezza e i primi passi nel mondo del giornalismo – ogni giorno faccio delle scelte anche difficili, ma continuo anche grazie a voi che mi seguite con affetto e credete nel valore di quello che faccio”.
Il racconto teatrale svela molti retroscena delle sue inchieste, tra verità scottanti, realtà difficili da raccontare e incontri sorprendenti.
“Un vagabondo – racconta – lo aiutò a realizzare lo scoop internazionale più importante della storia della Rai, quello sui bombardamenti di Falluja, dove gli Stati Uniti hanno utilizzato l’agente chimico fosforo bianco, un tassista gli fece ritrovare la pinacoteca di Tanzi, decine di capolavori del valore di milioni di euro che erano sfuggiti alle indagini durante il crack Parmalat, una donna lo aiutò a sventare il progetto di alcuni politici di sostituirlo alla conduzione di Report”.
Queste ed altre storie, tra le quali quella del politico che lo aveva fatto spiare per bloccare l’inchiesta sulla sua amministrazione e stroncare la sua carriera. Tanti momenti cruciali hanno segnato la vita professionale e umana di Ranucci, rendendolo il “trapezista” citato nel titolo, un uomo sempre in equilibrio tra il rischio personale e il dovere civile di dar voce alla verità. A questo proposito ha dichiarato: “Bisogna avere il coraggio di lasciare la presa, perché solo quando molli il trapezio, scopri che ne sta arrivando un altro e lì capisci che non sei mai stato solo”.
La narrazione ha toccato il dramma delle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, le sensazioni ed emozioni forti vissute nei primissimi giorni dopo lo schianto, il racconto e le terribili foto delle armi chimiche usate dagli Stati Uniti durante i conflitti, a partire dal napalm in Vietnam e poi il fosforo bianco in Afghanistan e Iraq, tragiche realtà che sono poi emerse negli anni successivi. Ha ricordato il giornalista Roberto Morrione: “insieme fummo i primi a denunciare l’uso di armi chimiche da parte degli Usa, scontrandoci inizialmente con il silenzio stampa italiano – dichiara Ranucci – prima che la stampa straniera e la Bbc rilanciassero le loro notizie”. Il lungo e intenso monologo è stato accompagnato da foto crude degli orrori delle guerre e della terribile strage di Fallujah, alla quale ha dedicato un libro. Non sono mancati durante la serata, riferimenti a fatti di cronaca rilevanti, con il racconto di inchieste ‘scomode’ su Gladio, la P2, la strage di Capaci e l’intervista mai andata in onda a Paolo Borsellino che rivelava legami importanti tra politica e mafia. Con un volo radente sugli avvenimenti più discussi della storia d’Italia e non solo ed un parallelismo con l’attualità tragicamente simile, lo spettacolo si è rivelato un manifesto sul giornalismo d’inchiesta. Ranucci non ha mancato di ricordare le numerose denunce e querele ricevute ed anche i dossier “costruiti ad arte per screditarlo” come ha sottolineato, mostrandone le smentite.
Una vita sotto scorta e minacce di morte non hanno scalfito la sua determinazione: il suo motto rivolto a una platea attentissima è stato “credete ogni giorno nel valore delle vostre scelte”.


















