Sull’intelligenza artificiale “gli Stati Uniti sembrano muoversi più rapidamente dell’Europa, ma il divario non è fissato nella pietra. Anche se l’Europa non diventerà uno dei principali sviluppatori di intelligenza artificiale, ha il potenziale per adottare e sfruttare queste tecnologie con la stessa rapidità di altre economie avanzate“, prosegue. “Le stime del personale della Banca d’Italia indicano che i paesi che integrano l’intelligenza artificiale in modo più rapido potrebbero garantire un vantaggio di produttività durevole, espandere la loro quota dei mercati globali e attrarre più investimenti e capitale. Altri rischierebbero di vedere diminuire la loro competitività relativa. Le differenze di produttività e domanda influenzerebbero anche i flussi commerciali, i flussi di capitale e i prezzi relativi”.
Nel breve termine, aggiunge Panetta, “gli investimenti legati all’intelligenza artificiale stanno già fornendo un forte impulso alla domanda, soprattutto nelle economie all’avanguardia tecnologica: sta inoltre generando una forte domanda di capacità di elaborazione, energia, lavoro specializzato e altri input scarsi. Finchè l’offerta non si adeguerà, queste pressioni potrebbero far aumentare i prezzi relativi e l’inflazione”.
Per l’Italia, spiega Panetta, “la ricerca della Banca d’Italia suggerisce che una diffusa adozione dell’intelligenza artificiale potrebbe aumentare la crescita della produttività del lavoro di oltre 1 punto percentuale all’anno”. Secondo Panetta, l’effetto sulla produttività potrebbe tradursi in “una crescita più robusta e un’inflazione inferiore”, ma “la tempistica, l’entità e la trasmissione di questi effetti sono altamente incerte. Inoltre, uno shock positivo dal lato dell’offerta non opera in modo isolato: influenza redditi, investimenti, ricchezza e aspettative, e quindi anche la domanda aggregata”.
– foto: Ipa Agency –
(ITALPRESS).













