Nel caso di specie, infatti, nell’aprile 2025, da una Stazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Brindisi, è partita la segnalazione all’Autorità Giudiziaria circa l’esistenza di un profilo su una nota piattaforma social, riconducibile ad uno degli indagati, al cui interno erano pubblicati foto, video e commenti inerenti al conflitto israelo-palestinese.
Quindi, lo sviluppo investigativo successivamente condotto dal ROS ha consentito non solo di ricostruire la rete relazionale virtuale degli indagati ma anche di documentare un progressivo processo di “radicalizzazione del giovane arrestato, registrando, in proposito, uno scivolamento da una posizione di generica solidarietà verso la causa palestinese ad espressioni di crescente adesione alla retorica jihadista, con manifestazioni di apprezzamento/apologia verso le azioni di terrorismo e il martirio quale forma suprema di devozione religiosa, fino a dichiarazioni di aperto sostegno ideologico ad intraprendere azioni dirette”. Il tutto si traduceva nella quotidiana pubblicazione e diffusione, attraverso le più note piattaforme digitali, “di contenuti mediatici connotati dalla inequivocabile valenza istigatoria, nei quali si glorificano il martirio e la jihad, si esalta l’attacco armato anche contro obiettivi civili e si legittima teologicamente l’uso della violenza indiscriminata contro gli infedeli”.
– Foto screenshot video carabinieri del Ros –
(ITALPRESS).
















