Carburanti +36%: rincari schiacciano 2mila tassisti, agenti commerciali e aziende di trasporti nel Mantovano

MANTOVA – Nonostante la mossa di Eni, che da lunedì 28 settembre introdurrà un tetto massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio che durerà almeno per 30 giorni, (con possibilità di proroga fino alla fine dell’anno in funzione dell’andamento dei mercati e degli approvvigionamenti), e dunque con uno sconto di circa 17 centesimi sotto le medie attuali, il caro carburante continuerà ad avere da qui al prossimo futuro, se le condizioni geopolitiche non cambieranno, un peso importante sull’economia mantovana.

In provincia sono 1.983 le imprese maggiormente esposte all’impennata dei prezzi alla pompa: 1.370 agenti di commercio, 553 imprese di autotrasporto e servizi di trasloco e 60 attività tra taxi e noleggio con conducente. Una crisi che non riguarda più soltanto il costo degli spostamenti delle famiglie, ma entra direttamente nei bilanci di migliaia di attività economiche.

La misura di Eni è comunque di grande rilievo perché arriva a due giorni dal dimezzamento dello sconto fiscale sul diesel e, come prevedibile, costringerà anche le altre imprese del settore ad adeguare i prezzi. La media nazionale indicata dal Mimit nei giorni scorsi era di 2,338 euro per il gasolio self e 2,154 euro per la benzina, mentre la riduzione del beneficio fiscale avrebbe potuto spingere nuovamente verso l’alto soprattutto il diesel. Il price cap Eni resterà in vigore potrebbe essere prorogato almeno fino a fine anno e, nel frattempo, il Governo ha convocato per l’8 ottobre le società che gestiscono le raffinerie italiane per esaminare la situazione dell’offerta.

Tornando al contesto degli ultimi mesi, la pressione del prezzo dei carburanti, è cresciuta rapidamente. Secondo l’elaborazione dell’Ufficio studi CGIA sui dati del Mimit, tra il 27 febbraio e il 25 settembre il prezzo medio nazionale del diesel self service sulla rete stradale è passato da 1,721 a 2,338 euro al litro, con un aumento del 35,9%, pari a oltre 60 centesimi. Nello stesso periodo la benzina è salita da 1,668 a 2,154 euro, il 29,1% in più, quasi 50 centesimi al litro. In termini molto concreti, significa che un pieno da 50 litri costa oggi circa 30 euro in più nel caso del gasolio e circa 25 euro in più per un’auto a benzina rispetto ai livelli presi come riferimento a fine febbraio.

Una situazione, dicevamo, che sta pesando anche nel Mantovano specialmente per le imprese che utilizzano quotidianamente veicoli per lavorare. Il gruppo numericamente più consistente è quello degli agenti di commercio: 1.370, per i quali l’automobile rappresenta a tutti gli effetti uno strumento di lavoro. Un rappresentante può percorrere mediamente anche oltre 30-40mila chilometri all’anno e il rincaro del carburante si trasforma quindi immediatamente in un aumento dei costi di trasferta. Provvigioni e accordi commerciali, però, non si adeguano automaticamente al prezzo della benzina o del diesel, con la conseguenza di una progressiva riduzione del margine effettivo su ogni visita al cliente. 

Ancora più evidente è l’impatto sull’autotrasporto, che nel Mantovano conta 553 imprese nella classificazione camerale considerata dal report. Per chi movimenta merci il diesel è una delle principali voci di costo e si somma a pedaggi, manutenzione dei veicoli, assicurazioni e personale. Il problema, sottolinea lo studio, è anche finanziario: molte di queste spese devono essere affrontate immediatamente, mentre l’incasso delle fatture può arrivare dopo 90 o perfino 120 giorni. L’aumento del gasolio finisce quindi per aggravare contemporaneamente costi e fabbisogno di liquidità, soprattutto nelle aziende di dimensioni minori. 

Non tutti gli autotrasportatori riescono inoltre a trasferire integralmente l’aumento sui committenti. A mitigare almeno in parte l’impatto ci sono i crediti d’imposta previsti per il settore, ma la platea non comprende tutti: restano fuori, tra gli altri, i titolari di mezzi sotto le 7,5 tonnellate e quelli con veicoli pesanti che non rientrano nelle categorie ambientali previste. A livello nazionale circa il 40% delle imprese di autotrasporto non dispone di mezzi superiori alle 7,5 tonnellate.

Più contenuto numericamente, ma particolarmente esposto, è il comparto dei taxi e degli Ncc, con 60 attività censite in provincia di Mantova. Per i tassisti il problema è la rigidità delle tariffe: essendo fissate attraverso deliberazioni comunali, non possono essere aggiornate ogni volta che cambia il costo del carburante. L’aumento di benzina, gasolio o Gpl rimane quindi a carico dell’operatore fino a un eventuale adeguamento tariffario, riducendo il margine netto di ogni corsa. Tassisti e rappresentanti sono proprio le categorie con minori possibilità di trasferire a valle i rincari.

Il problema coinvolge naturalmente una platea molto più ampia rispetto alle sole 1.983 imprese mantovane dei tre settori analizzati. L’aumento del costo del trasporto può infatti propagarsi lungo le filiere produttive e distributive: per un’impresa che deve ricevere materie prime o consegnare prodotti, il carburante diventa una componente indiretta del costo finale anche quando non possiede mezzi propri. È questo il rischio economico più ampio del caro-pompa: comprimere i margini delle aziende oppure, quando le condizioni contrattuali lo consentono, trasferire almeno una parte dei maggiori costi sui prezzi finali.

Allargando lo sguardo alla Lombardia sono circa 50mila le imprese dei tre settori sopramenzionati, il dato più alto tra le regioni italiane: 30.894 agenti di commercio, 10.384 imprese di autotrasporto e trasloco e 8.055 attività di taxi e Ncc. In Italia il totale arriva a 303.814 imprese, delle quali 203.742 appartenenti al commercio di intermediazione preso in esame, 68.482 all’autotrasporto e 31.590 a taxi e Ncc.

Una situazione per la quale c’è inoltre poco spazio per interventi pubblici: dal 19 marzo sono stati destinati oltre 2,6 miliardi di euro al contrasto del caro carburante: circa 2,1 miliardi attraverso riduzioni delle accise e altri 500 milioni tramite crediti d’imposta destinati ai settori maggiormente esposti, tra cui autotrasporto, agricoltura e pesca. Da aoggi, però, il beneficio sul diesel viene ulteriormente ridotto: lo sconto passa da 12,2 a 6,1 centesimi al litro e, secondo il quadro attualmente previsto, resterà a questo livello fino al 5 ottobre. Interventi differenti rispetto a quelli del 2022, quando furono destinati 7,3 miliardi in otto mesi per il taglio delle accise, in un contesto economico e internazionale differente per la maggiore flessibilità concessa dall’Unione Europea.