MANTOVA – Il credito bancario continua a rappresentare uno dei principali strumenti di sostegno per il tessuto produttivo, ma i dati più recenti evidenziano una crescente difficoltà per le imprese di minori dimensioni. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della CGIA, che fotografa una situazione nazionale caratterizzata da una ripresa complessiva dei finanziamenti alle aziende, ma con benefici concentrati quasi esclusivamente sulle realtà più strutturate.
A livello italiano, tra marzo 2025 e marzo 2026 gli impieghi vivi destinati alle imprese sono aumentati di 9,8 miliardi di euro (+1,5%). Tuttavia, l’incremento è stato assorbito interamente dalle aziende con oltre 20 addetti, che hanno ottenuto 14,5 miliardi di euro in più. Al contrario, le micro e piccole imprese hanno visto ridursi il credito disponibile di 4,7 miliardi (-4,8%).
Anche Mantova segue questo andamento. Nella provincia virgiliana gli impieghi vivi complessivi alle imprese sono passati da 7,14 miliardi di euro nel marzo 2025 a 6,96 miliardi nel marzo 2026, con una diminuzione di 174,6 milioni di euro pari al 2,4%. Un calo che colloca il territorio mantovano tra quelli che hanno registrato una riduzione significativa del credito alle attività produttive.
Particolarmente delicata la situazione delle aziende con meno di 20 addetti, che costituiscono la parte più numerosa del sistema economico locale. Per questa categoria di imprese gli impieghi sono scesi da 1,46 miliardi a 1,43 miliardi di euro, con una contrazione di 32,8 milioni (-2,2%). Sebbene il dato sia meno pesante rispetto ad altre province italiane, conferma una tendenza diffusa che interessa quasi tutto il Paese. Tra le 102 province monitorate, infatti, solo Cremona ha registrato una crescita dei finanziamenti alle piccole imprese.
Secondo la CGIA, le ragioni del fenomeno sono molteplici: criteri di valutazione del rischio più rigidi, maggiori requisiti patrimoniali per le banche, costi di gestione elevati per i piccoli affidamenti e la progressiva concentrazione del sistema creditizio, che ha ridotto il peso delle relazioni territoriali tradizionali. A ciò si aggiunge una minore domanda di prestiti da parte degli stessi imprenditori, frenati dall’incertezza economica e da una ridotta propensione agli investimenti.
Il rischio, sottolinea l’associazione, è quello di un’economia sempre più sbilanciata a favore delle imprese di maggiori dimensioni, mentre artigiani, commercianti e microimprese – che rappresentano la spina dorsale dell’economia locale e nazionale – continuano a incontrare maggiori difficoltà nell’accesso al credito.

















