Il 2026 si apre con la crisi del settore lattiero-caseario dovuto innanzitutto a un problema di sovrapproduzione. I buoni margini degli ultimi anni (e in Italia la fase di forte domanda per il Grana Padano) hanno spinto a incrementare la produzione e questo, a lungo andare, ha causato il crollo dei prezzi un po’ in tutta Europa. Pesano inoltre la maggiore produzione di latte in Nuova Zelanda (+3,1%) e negli Stati Uniti (+1,7%). Questo ha avuto ripercussioni sui prezzi, crollati in pochi mesi del 30%. Così il settore si è trovato con contratti a prezzo prefissato disdetti e una sovraproduzione di latte invenduto.
A metà dicembre è stato raggiunto un accordo al tavolo fra il ministero dell’Agricoltura e le associazioni rappresentative del settore: a gennaio ai produttori verrebbero corrisposti 54 centesimi al litro, a febbraio 53 centesimi, a marzo 52 centesimi. Ma il condizionale è d’obbligo perchè l’accordo sarebbe sempre più disconosciuto dalla realtà dei fatti.
IL PD IN REGIONE: “L’ASSESSORE CONVOCHI SUBITO IL TAVOLO SUL LATTE”
“Si tratta di una vera e propria emergenza che deve vedere coinvolte tutte le istituzioni, a partire dalla nostra Regione, che è la maggior produttrice del Paese. Non possiamo permettere che gli allevatori buttino il latte, come purtroppo vediamo in tanti filmati diffusi dai social – dichiarano i consiglieri regionali del Pd Marco Carra e Matteo Piloni, entrambi componenti della Commissione Agricoltura – Lo stato delle cose mette le aziende in serio pericolo finanziario. Ora ci auguriamo che l’assessore regionale all’Agricoltura convochi quanto prima il Tavolo regionale sul latte che, per quanto sappiamo, non viene riunito da molto tempo”.
“Da parte nostra proporremo una serie di audizioni delle associazioni che rappresentano la filiera del latte in Commissione agricoltura per individuare insieme le possibili soluzioni per contrastare e superare questa drammatica emergenza. Quanto sta accadendo mette in evidenza che l’entusiasmo con il quale è stato accolto l’accordo di dicembre sul prezzo del latte non era supportato da una politica strutturale, ma, al contrario, da una politica di cortissimo respiro. Le associazioni di categoria devono pretendere dal ministro una politica seria e non la facile propaganda costruita sul nulla, altrimenti a farne le spese saranno i nostri allevatori, in particolare le aziende più piccole, a conduzione familiare, che più hanno bisogno di politiche pubbliche serie e rigorose e non degli spot di un Ministro sempre alla ricerca del consenso fine a se stesso” concludo i consiglieri regionali dem.













