SAN BENEDETTO PO – Dalla memoria storica della “Battaglia del grano” alle criticità attuali del mercato cerealicolo, passando per la tutela dei prati stabili e il recupero dei mulini storici: è stato un confronto a tutto campo quello andato in scena ieri mattina al Museo Civico Polironiano, nella prestigiosa Biblioteca Monastica di San Benedetto Po. Il convegno, intitolato “La Battaglia del grano: tra memoria storica e sfide contemporanee”, ha riunito istituzioni, studiosi e rappresentanti del mondo agricolo per riflettere sulle dinamiche e sulle prospettive della produzione e del mercato dei cereali, con uno sguardo che ha intrecciato passato e presente.
Dopo il saluto iniziale del sindaco Roberto Lasagna, la consigliera regionale Paola Bulbarelli ha portato quello dell’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi.
“La memoria agricola non è nostalgia, ma uno strumento per comprendere le scelte del passato e orientare quelle future”, ha dichiarato nel suo intervento. Bulbarelli ha sottolineato come parlare oggi della Battaglia del grano significhi confrontarsi con “una pagina complessa della nostra storia”, ricordando che fu sì un progetto politico, ma anche “un grande sforzo collettivo che trasformò il paesaggio agricolo italiano”, incidendo profondamente sull’organizzazione delle campagne e sulle filiere produttive. Un passaggio che nel Mantovano lasciò un segno tangibile. “Territorio storicamente vocato alla cerealicoltura e alla gestione delle acque – ha evidenziato – vide cambiare il volto dei campi, riorganizzare le coltivazioni e trasformarsi i prati stabili, elemento identitario della nostra pianura”. Da qui la riflessione più ampia: l’agricoltura come presidio economico, sociale e culturale. Un concetto ribadito anche dal consigliere regionale Marco Carra mentre la consigliera regionale Alessandra Cappellari, prima firmataria del progetto di legge “Disposizioni per la tutela, valorizzazione e il recupero dei mulini storici della Lombardia”, attualmente in fase di voto in commissione Cultura, ha ricordato come questa sia “un’iniziativa strettamente collegata alla storia del grano e al lavoro agricolo, che mira a creare una rete di valorizzazione culturale capace di collegare la Lombardia all’Europa”
Il tema dei mulini storici è stato approfondito anche dalla professoressa Annalisa Marini, operatrice culturale dell’Aiams – Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici, che li ha definiti “vere e proprie forme d’arte” auspicando, partendo proprio dal progetto di Regione Lombardia, la realizzazione di iniziative artistiche e culturali in tutti i mulini storici d’Italia e la creazione di una rete anche con l’Europa. Marini ha inoltre ricordato la figura di Ermes Simili (1923–2014), pittore, scultore e incisore originario di Castelmassa, noto per la sua rappresentazione espressionista e intensa del mondo contadino e del fiume Po. Tra i relatori anche il presidente della Fiera Millenaria Matteo Lasagna che ha insistito sull’importanza di trarre spunto dalla storia dell’agricoltura per calarla nel presente coniugandola con la ricerca e l’innovazione oggi più che mai irrinunciabili. Rimane sull’attualità Cesare Soldi, membro della giunta di Confagricoltura nazionale, presidente dell’Associazione italiana maiscoltori e di Confagricoltura Cremona che punta l’attenzione in particolare sul fatto che la produzione di cerali in Italia (le cui quotazioni oggi sono ai minimi storici) è insufficiente e si è così costretti a ricorrere alle importazioni. “Andrebbero quindi aumentati i quantitativi anche attraverso l’agricoltura di precisione, la ricerca e l’utilizzo di nuove tecniche e strumentazioni”.
Il convegno si è concluso con l’inaugurazione dell’omonima mostra, alla presenza del collezionista Marco Menotti e del curatore Paolo Spada. L’esposizione propone un’analisi documentaria e visiva della Battaglia del grano, contestualizzata nel territorio, offrendo ai visitatori un percorso lungo un secolo che intreccia storia, paesaggio e identità agricola. Una giornata dunque che ha ribadito come il grano non sia soltanto una coltura, ma un filo conduttore capace di unire memoria, cultura e futuro dell’agricoltura mantovana.















