CASTEL GOFFREDO – Il distretto della calza mantovano si conferma una delle eccellenze del sistema moda italiano, ma dopo il forte rimbalzo degli ultimi anni sta attraversando una fase di rallentamento che impone un cambio di passo. Se da un lato l’export della calzetteria di Castel Goffredo continua a registrare risultati importanti (+40,8% secondo il Monitor Distretti di Intesa Sanpaolo), dall’altro le indicazioni più recenti evidenziano un raffreddamento della domanda internazionale e prospettive meno lineari. Di questo si è discusso nei giorni scorsi nel convegno promosso da Confindustria Mantova, in collaborazione con CSC Centro Servizi Impresa e PwC Italia, ospitato all’Auditorium di Credito Padano di Castel Goffredo e dedicato alle prospettive del distretto tra fusioni, acquisizioni e internazionalizzazione.
Il distretto tiene, ma il mercato cambia passo
Nonostante la frenata del comparto fashion a livello globale, il distretto mantovano continua a distinguersi per una struttura più solida rispetto alla media nazionale. Secondo l’analisi di PwC Italia, le imprese della calzetteria e dell’intimo registrano ricavi medi di circa 11 milioni di euro, oltre il doppio della media italiana, mentre ogni azienda impiega mediamente circa 60 addetti contro i 22 del resto del Paese. Dal biennio 2024-2025 emerge tuttavia una contrazione dei ricavi, con le realtà di maggiori dimensioni che riescono a contenere gli effetti della crisi grazie a una presenza internazionale più ampia, mentre le aziende più piccole risultano maggiormente esposte al rallentamento dei mercati. Anche i dati nazionali confermano una fase di normalizzazione dopo il recupero post-pandemia. Nei primi mesi del 2026 le esportazioni di biancheria intima e abbigliamento sportivo continuano a crescere, mentre la calzetteria mostra un andamento più discontinuo, risentendo maggiormente delle oscillazioni della domanda estera.
Le strategie per il rilancio
In questo scenario, secondo il presidente di Confindustria Mantova Fabio Viani, è necessario un deciso cambio di prospettiva. «Oggi il contesto è più complesso e richiede un salto di qualità: servono dimensione, integrazione e visione strategica.
Il distretto della calza rappresenta un patrimonio del nostro sistema manifatturiero che va salvaguardato. Come Confindustria vogliamo accompagnare le imprese con strumenti concreti, ma serve anche una politica industriale di medio periodo che oggi manca sia a livello nazionale sia europeo». Della necessità di evolvere ha parlato anche William Gambetti, presidente mantovano della sezione Calze, Intimo e Beachwear di Confindustria Moda. «Il mercato è diventato molto più difficile e imprevedibile. Non basta più produrre bene: occorre presidiare i mercati, innovare l’offerta e rafforzare le aggregazioni tra imprese. Abbiamo inoltre bisogno di regole uguali per tutti e di politiche che sostengano realmente un comparto energivoro come il nostro, che oggi affronta costi molto elevati».
La filiera come leva del rilancio
Sul tema della collaborazione tra aziende è intervenuto Massimo Bensi, presidente del CSC Centro Servizi Impresa, ricordando come il distretto abbia costruito il proprio successo grazie alla flessibilità produttiva e alla rete di laboratori e artigiani del territorio. «Oggi però è necessario un modello più industrializzato, fondato su una collaborazione più stretta tra le imprese. La filiera deve diventare il vero punto di forza del distretto e trasformarsi in un marchio riconoscibile di qualità». Anche l’analisi di PwC Italia va nella stessa direzione. Come ha evidenziato il Tax Partner Samuel Marinelli, la crescita futura dipenderà dalla capacità delle aziende di fare sistema, rafforzare le sinergie lungo tutta la filiera e presidiare maggiormente il mercato, ampliando l’offerta e creando nuove opportunità di sviluppo attraverso operazioni di integrazione e acquisizione. Il messaggio emerso dal confronto dunque è chiaro: il distretto mantovano conserva competenze produttive, specializzazione e una forte vocazione internazionale, ma per affrontare una fase sempre più selettiva dovrà puntare su dimensioni aziendali maggiori, innovazione, collaborazione e una filiera sempre più integrata.

















